Castelli Grevepesa sommersa dai debiti La coop di produzione del vino sotto di 25 milioni, a rischio 185 produttori Tra le etichette di pregio Lamole, Clemente VII, Panzano e Alberello Venticinque milioni di debiti e crisi internazionale dei mercati minacciano di travolgere la cantina sociale Castelli del Grevepesa, una delle etichette del Chianti Classico più note, ma soprattutto una «famiglia» formata da 185 vignaioli che conferiscono tutte le loro uve alla cooperativa di produzione e imbottigliamento, unica del settore a cavallo tra le province di Firenze e Siena. La grave crisi di liquidità della cantina sociale ha molti risvolti: si teme per il marchio, per i 185 produttori che non riscuotono dalla cooperativa il prezzo degli ultimi 3-4 anni di vendemmie, per le famiglie dei dipendenti delle aziende agricole, ma anche per lambiente. «Sono a rischio di abbandono ettari su ettari di vigneti che insieme a oliveti e presenza antropica costituiscono un paesaggio ammirato in tutto il mondo» è lallarme lanciato dal sindaco di Greve in Chianti, Alberto Bencistà, che nei giorni scorsi, assieme al primo cittadino di San Casciano val di Pesa Massimiliano Pescini e allassessore allagricoltura della provincia di Firenze Pietro Roselli, ha partecipato nel Castello di Bibbione ad un incontro con il presidente della cantina sociale, il commercialista romano Riccardo Aiesi, e con il direttore Davide Profeti. La cantina sociale Castello del Grevepesa fu fondata nel 1965 dal cavalier Gualtiero Armando Nunzi e oggi conta 185 soci produttori che vendemmiano a mano mille ettari di vigneti, 650 dei quali censiti per la produzione di Chianti Classico Docg, dislocati su unarea allinterno di un perimetro che dal Galluzzo sale a Tavarnuzze, Falciani, San Casciano, Mercatale, raggiunge Passo dei Pecorari, Greti e Greve, ridiscende verso il Ferrone, Strada in Chianti e Grassina fino a Firenze sud. I 185 soci coltivano le viti, vendemmiano e consegnano le uve alla loro cantina sociale che poi produce ed esporta in tutto il mondo etichette di pregio: Clemente VII e Panzano, Lamole, lAlberello e Plaustro. E proprio la cantina sociale che è in difficoltà ormai da qualche tempo. Lazzeramento del gruppo dirigente, la nomina di nuovi vertici (presidente, direttore generale, enologo) e il varo di un inedito piano industriale hanno migliorato il quadro ma non sono bastati a far uscire la Castelli del Grevepesa dalle secche della liquidità che pesa soprattutto sulle spalle dei soci produttori: verso di loro la cooperativa ha circa cinque milioni di debiti, gli altri quindici milioni di debiti sono con altri creditori, soprattutto Monte dei Paschi di Siena e Unicredit. E così ecco anche la cassa integrazione per 17 dei 30 dipendenti della cantina sociale Castelli del Grevepesa, che tratta con le banche la ristrutturazione del debito. Scendono in campo gli enti locali. «La Castelli del Grevepesa ha infatti un ruolo strategico per lagricoltura dei nostri comuni e delle province di Firenze e Siena, è un baluardo per la valorizzazione del vino Chianti Classico con riflessi su tutta la denominazione, e senza la cantina sociale i 185 produttori soci difficilmente potrebbero sopravvivere» spiegano Bencistà, Pescini e Roselli. «Quella della Cantina del Grevepesa è una crisi che non ha precedenti in questo settore - sostiene il sindaco di Greve Bencistà - Siamo pronti a sostenere il nuovo gruppo dirigente della Grevepesa nel rapporto con le banche, abbiamo chiesto un incontro al direttore generale del Monte dei Paschi e abbiamo incontrato una buona disponibilità della banca. Ma alla nuova dirigenza della cantina sociale, che ci sembra competente e motivata, chiediamo un piano industriale vero e credibile in tutte le sue parti, che non eluda le questioni e non ripeta gli errori del passato. E chiediamo attenzione verso i dipendenti in cassa integrazione e verso i soci creditori».