Cambi di scene repentini a Rivoli che per la successione al suo trono è diventato il castello delle polemiche: sta circolando ogni sorta di commento, tra cui una lettera aperta in cui si chiedono addirittura le dimissioni del presidente Minoli e due direttori nominati. Riussunto della vicenda: domenica scorsa è stato reso noto che Andrea Bellini non avrebbe diviso il posto con Jens Hoffmann, nominato con lui sabato sera ma dimessosi subito per divergenze con il presidente Giovanni Minoli: aveva chiesto, ma non ottenuto, di vedere il contratto scritto e di non divulgare subito la notizia, per avvertire personalmente il museo che dirige a San Francisco. Lunedì è stata nominata al suo posto Beatrice Merz, che non ha partecipato ai colloqui di selezione e non ha presentato un programma, ma era stata indicata dal primo direttore Rudi Fuchs. La grande macchina delle primarie, che ha mobilitato mezzo gotha dell'arte internazionale, si è rivelata inutile e a suo modo dannosa: alla fine, agli occhi del mondo, siamo i soliti italians. Non è detto, comunque, che due direttori dal curriculum breve siano destinatia far male. Tutto si impara. Forse il legame di entrambi con il territorio è importante: la più grande risorsa di Jan Hoet, direttore di Documenta IX, è stato poter contare sul rapporto con la città di Gent e avere quindi organizzato dapprima la geniale mostra «Chambres d'amis» (1986) nelle dimore dei suoi amici collezionisti, e poi un museo da questi sostenuto. Il fatto che i due neodirettori siano amati dall'aristo-borghesia torinese, disposta a competere al suo interno attraverso il prestigio che viene dal proteggere l'arte contemporanea, può aprirne le case per fare festa agli artisti; piacere alla politica locale (Bellini alla Regione e, parrebbe, Merz al Comune), può dare loro la garanzia di un budget stabile e dignitoso, portando al Catello quei 10 milioni all'anno di cui ha bisogno per conservare il suo rilievo. Forse Bellini, in contatto con i migliori galleristi privati del mondo per il suo incarico di direttore della fiera Artissima, saprà coinvolgerli in prestiti di opere e aiuti economici. E' inutlle fare le mammole, sono contatti che servono. Forse Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa, due artisti che hanno moralmente contribuito alla nascita del museo nel 1984, saprà proteggerne la collezione: un patrimonio unico in Italia, pieno di lasciti e comodati, ricco di opere dell'Arte Povera, di Claes Oldenburg, Richard Long, Anselm Kiefer, aggiornato fmo a un mese fa con l'acquisto dell'opera di Goshlca Macuga ora in mostra alla Whitechael di Londra. Dall'esperienza di editrice d'arte, forse sempre Beatrice Merz potrà trarre spunto per continuare e anzi migliorare la politica editoriale del museo, che potrebbe proporsi come editore non solo di cataloghi, ma anche di saggi e monografie, e libri derivati da convegni. Forse l'essere in due potrà stimolare i due direttori esaltando le diverse attitudini, com'è successo in gestioni a quattro mani come quella di Jerome Sans e Nicolas Bourriaud al Palais de Tokyo di Parigi e quella di Hans Ulrich Obriste Julia Peyton-Jones alla Serpentine Gallery di Londra. C'è lavoro per entrambi e anche duro: lo spazio espositivo del castello è difficile, con quella Manica Lunga troppo lunga e connotata perché le mostre vi riescano davvero bene; centomila visitatori l'anno non sono abbastanza, considerando che la maggior parte di essi deriva dal solo, eroico lavoro didattico impostato da Anna Pironti. Ci vuole una grinta nuova per oliare, anzitutto, il progetto di collegamento da Torino al Castello che è sempre stato il suo limite principale; infine, l'istituzione ora dovrà vedersela con la rivalità di altri centri italiani quali il nascente Maxxi di Roma, Il Mart di Rovereto e mille altre sedi espositive più piccole, che ai tempi in cui Rivoli nacque non esistevano nemmeno sulla carta: lo specchio del reame dice che Rivoli non è destinato a restare a lungo il museo italiano più bello... Auguri.
RIVOLI - Un Castello di polemiche
Il presidente del Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli, Giovanni Minoli, ha nominato due nuovi direttori: Jens Hoffmann e Beatrice Merz. Hoffmann era stato nominato sabato sera, ma si è dimesso subito per divergenze con Minoli. Merz è stata nominata al suo posto, nonostante non abbia partecipato ai colloqui di selezione e non abbia presentato un programma. La nomina di Merz è stata vista come un'opzione per proteggere la collezione del museo, che è ricca di opere dell'Arte Povera e di artisti italiani. Il direttore precedente, Andrea Bellini, era stato nominato per la fiera Artissima e aveva chiesto di vedere il contratto scritto prima di divulgare la notizia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo