Il clima è cambiato, vanno dicendo un po' tutti. Non parlano delle nevicate o delle alluvioni di questi giorni, e nemmeno del mezzo accordo di Copenaghen, ma del disgelo politico tra maggioranza e opposizione. Cambierà (in meglio) anche il clima culturale, nel 2010? Per intanto, a Natale e Capodanno restano aperti una sessantina di musei e siti archeologici, da Pompei al Foro romano, ed è già qualcosa. L'infaticabile Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del ministero, sprizza ottimismo. Vuole riconciliare gli italiani con il loro patrimonio storico e artistico, e per scuotere anche i più apatici ha tappezzato le strade, le stazioni e gli aeroporti di immagini-choc: gru che smontano il Colosseo, il David rapito da un elicottero, operai con pezzi del Cenacolo sotto il braccio, e una voce che minaccia «Se non lo visiti, lo portiamo via». Si potrebbe obiettare che il Colosseo non ha bisogno di pubblicità (quattro milioni di turisti l'anno), e se trascuriamo il Cenacolo è perché non ci piace fare a gomitate con torme di giapponesi patiti di Dan Brown. L'intento però è lodevole: restituire un po'di orgoglio al Belpaese e non lasciare che francesi o spagnoli ci soffino il primato del turismo culturale. Speriamo solo che nessuno prenda alla lettera il messaggio. L'idea che un palazzo o una pinacoteca con pochi visitatori perda qualsiasi valore, è tristemente diffusa, e ci sono giunte come quella leghista di Verona pronte a vendere ai privati pezzi importanti del patrimonio cittadino. Peraltro, musei a parte, l'orgoglio del made in Italy si difende anche al cinema: e a ciò provvede la commissione ministeriale incaricata di finanziare i film «d'interesse culturale e nazionale». Non stupisce che l'agognata qualifica, coi relativi sconti fiscali, sia toccata a una pellicola di pregio come Natale a Beverly Hills (con Christian De Sica e la Hunziker), che soltanto gli intellettuali più schifiltosi si ostinano a definire spregiativamente «cinepanettone». Certo, l'alternativa non potrà che dividere le famiglie: «Ragazzi, a Capodanno si va a visitare il Cenacolo». «L'ultima cena? Sei proprio un disfattista, papà. Caso mai andiamo al Multiplex a farci quattro risate con De Sica». «Giusto. L'interesse nazionale prima di tutto!».