Prima è slittato al 28 febbraio - ma il ministro Bondi ha già dichiarato di aver disposto un ulteriore rinvio alla fine di aprile - il termine ultimo, inizialmente previsto al 31 dicembre, per presentare la documentazione in vista del riconoscimento del titolo di restauratore. Una proroga che a Confartigianato, Cna e Casartigiani non basta. Chiediamo di spostare la scadenza al 30 giugno, perché la documentazione richiesta è molto difficile da reperire e nel frattempo vanno discusse insieme e cambiate le condizioni ora introdotte afferma Ivo Michelin, coordinatore dei servizi di Confartigianato Emilia Romagna, premettendo: Il Codice dei beni culturali risale al 2001; al regolamento di attuazione per quanto riguarda la professione di restauratori si è arrivati solo nel 2009 e adesso si rischia che il 99 per cento di chi lavora nel settore debba chiudere l'attività. Penso che altri dovrebbero farsi un esame di coscienza. Il problema, che vede unite nella protesta le associazioni di categoria, riguarda i criteri di accesso al patentino di restauratore, riservato a chi abbia frequentato le tre scuole statali (Istituto delle pietre dure di Firenze, Istituto centrale di restauro di Roma o la Venaria Reale di Torino) oppure sia in possesso di una laurea specialistica quinquennale seguita da due anni di pratica o ancora (è il caso dei più) possa dimostrare, tramite certificazioni delle Soprintendenze, di aver operato per otto anni di 365 giorni ciascuno. Su questo punto la questione si fa subito intricata. Sono innanzitutto più di otto anni, almeno dieci o dodici, perché vanno considerati anni di 365 giorni lavorativi. C'è dunque lo scoglio di reperire la documentazione, andando indietro di oltre otto anni. Una volta completata questa fase, l'aspirante restauratore con l'esperienza certificata alle spalle è pronto per sottoporsi a una prova di cento quiz in sessanta minuti, più un esame pratico. Calcoliamo che dei 30mila restauratori oggi in Italia, ne resterebbero dai seicento ai mille riflette Michelin, che evidenzia come la scure cadrà su chi ha cominciato nel 2006-2008 e soprattutto sugli imprenditori artigiani, che forse potranno riciclarsi come aiuto restauratori, perdendo però la loro identità. Se pensiamo cosa hanno fatto gli artigiani per salvare l'arte di Firenze dopo l'alluvione del 1966, capiamo che questa prospettata rivoluzione pu avere conseguenze molto negative. Michelin è d'accordo sul fatto che nel settore un pò di ordine fosse necessario. Ma non a colpi di burocrazia, non prendendo in considerazione soltanto i titoli di studio, essenziale in questo campo l'abilità manuale. Se fosse vero che solo mille possono esercitare l'attività, vorrebbe dire che fino a ieri abbiamo consentito a criminali di lavorare, e quindi potenzialmente danneggiare il patrimonio culturale italiano. Non riesco proprio a crederci.