La data del 30 giugno 2010, richiesta da Confartigianato, Cna e Casartigiani, come scadenza per i restauratori che devono presentare la documentazione per il riconoscimento del titolo ha la finalità di cercare di aprire, nel frattempo, un tavolo di confronto con il ministro Bondi per ridefinire i criteri di accesso alla professione, in attesa anche della discussione del ricorso presentato al Tar congiuntamente da Cna e Confartigianato. Non ne è stato riconosciuto il carattere d'urgenza, per cui l'udienza è fissata in maggio. Anche per questo chiediamo di spostare dal 28 febbraio al 30 giugno la scadenza della domanda, in modo che ci sia più chiarezza sul tema auspica Ivo Michelin, coordinatore dei servizi di Confartigianato Emilia Romagna. Siamo d'accordo che nel settore si ricerchi una maggiore professionalità. Se si crea un danno a un'opera antica, spesso è permanente, per cui non vogliamo sia affidata a degli incapaci prosegue Michelin. Ma non ci rassegniamo neppure al fatto che questo mestiere diventi riservato a una élite. Le nuove norme richiedono una sorta di patentino , ottenibile dopo un esame a quiz cui si accede dimostrando di aver lavorato per otto anni di 365 giorni ciascuno, qualifica che permetterà a questi restauratori, e solo a loro, di operare sui beni culturali sottoposti a vincolo dallo Stato, dunque su una parte consistente del patrimonio storico-artistico di proprietà sia pubblica che privata. Visto che il restauratore deve avere abilità anche manuali, pensiamo che l'esame dovrebbe essere soprattutto pratico e con una quota di burocrazia decisamente inferiore all'attuale. La preparazione potrebbe essere integrata appunto con una prova pratica e con la frequenza a corsi specifici, anche da ripetere ogni tre o cinque anni come aggiornamento. Il codice dei beni culturali prevede la figura del tecnico del restauro dei beni culturali con competenze settoriali. Andrà regolamentata tramite una normativa regionale. Siamo in attesa. Speriamo di non attendere anni e anni prima che venga emanata. Gli artigiani con i requisiti che verranno richiesti entreranno in questo settore, però così non potranno ricevere direttamente le commesse, ma dovranno mettersi sotto la responsabilità di altri. Per Michelin potrebbero sorgere ulteriori problemi. Il rischio prospettato è che si vadano a ingolfare gli appalti, perché saranno pochi coloro che potranno avere direttamente l'affido. Temiamo dunque che molte opere d'arte rimangano chiuse nei depositi dei musei, perché saranno troppo pochi i restauratori che potranno occuparsene . In Emilia Romagna sono poco pi di 330 i restauratori che hanno avuto incarichi dal ministero per i beni culturali. Considerando chi opera con altri committenti, in tutto le novità riguardano circa 500 persone.