IL presidente della fondazione ducale Parla il consulente che ha ereditato l'incarico di Dalla Chiesa: «Una grande mostra all'anno. E informeremo meglio i turisti» «NO ALLA CULTURA che propina la televisione ma neppure alla cultura elitaria e da salotto. Porto avanti questa scommessa: una cultura per tanti pubblici diversi, per la gente che vuole imparare ancora, con elementi di qualità che possano esportare Genova. La quale soffre ancora di problemi di una logica municipalista, a volte una forza, ma spesso un limite. E di un circuito promozionale debole». Luca Borzani, presidente della Fondazione Ducale,già assessore alla cultura della giunta-Pericu, cui il sindaco dopo l'uscita di scena di Nando Dalla Chiesa dalla progettazione dei grandi eventi culturali, ha affidato nuovi e impegnativi compiti, si scrolla di dosso la nomea di "assessore-ombra". «La programmazione dei musei e degli eventi spetterà a me, in sintonia ovviamente con l'assessore e amico Andrea Ranieri e nel rispetto delle reciproche autonomie. Se io sono il versante operativo, Ranieri è quello politico e quindi strategico. Senza sovrapposizioni». E per esempio anche il compito di comunicare maggiormente questa città all'esterno. Un tempo c'era addirittura un assessore preposto... «Intanto la capacità di accoglienza è al limite della sufficienza. E poi c'è ancora una difficoltà di consapevolezza del proprio valore all'interno di una regione che non riesce a tenere insieme, e a far comunicare, due patrimoni dell'Umanità come i Rolli e le Cinque Terre. Natura e Cultura. Da un punto di vista turistico dovrebbero essere in stretto collegamento. Non è così». Altro che triangolo culturale con Torino e Milano che , mi pare, sia da sempre un suo chiodo fisso... «Già. Non è cresciuta l'idea di un sistema che deve misurarsi con l'esterno. Troppe autoreferenzialità interne. E ciò nonostante una qualità del patrimonio, una competenza degli operatori e anche i costi molto ridotti con cui vengono realizzate le manifestazioni». Qualche cifra? «La mostra di Hopper a Milano è costata cinque milioni di euro, quella su Bacon, peraltro un semifallimento ancorchè bellissima, sei milioni. Per noi Fontana è stato un successo, oltre 45 mila visitatori ed è costata poco più di un milione e mezzo». La parsimonia ligure... «Ma no! L'idea che abbiamo in testa è di fare un'importante mostra all'anno, come quella di De Andrè per intenderci (che per inciso tornerà a Genova a fine 2010 con un'opportuna collocazione) e attorno un sistema satellitare di eventi. Hofmann e Cartier Bresson tanto per capirci stanno andando bene: 12 mila visitatori l'uno e 5 mila l'altro a pochi giorni dall'inaugurazione». Qualche altro numero per capire come stanno andando le cose... «Le cose sono andate bene. A Palazzo Ducale solo per gli eventi organizzati da noi, e quindi escludiamo il Festival della Scienza, 260 mila presenze, 210 mila paganti. Chiudiamo con un bilancio senza indebitamenti anzi con un lieve attivo. Credo che dopo l'Acquario siamo il luogo più visitato. Una sorta di piazza della cultura. E ci tenevamo che funzionasse così». Il sindaco ha detto che grazie alla maturità raggiunta dalla Fondazione Ducale, ha deciso di investire maggiormente nella Fondazione stessa allargando le sue mansioni. «Maturità a parte. Diciamo che anche negli incontri su temi importanti come la religione, il Mediterraneo e ora la storia, la musica, la scuola, l'estetica, la comicità, abbiamo coinvolto e continuiamo a coinvolgere personalità nazionali e internazionali. La gente ha capito che erano eventi ben costruiti e fuori c'era e c'è la fila». Perché non c'è solo il pop televisivo e il salotto degli intellettuali... «Esatto. C'è la gente che ha fame di approfondimenti e ha bisogno di conoscenza. E sono pochi gli spazi dove è possibile confrontarsi, indipendentemente dal condividere. Di misurarsi anche con personalità importanti della cultura, cui fare domande. E di non avere la sensazione di entrare in percorsi culturali predefiniti». Va bene il Ducale. Ma il resto di Genova... «I musei vanno bene, tranne qualche problema, forse di collegamento, con i musei di Nervi. E spero che la ristrutturazione dei parchi dia inizio ad una nuova stagione. Comunque ora che il Ducale appunto si è rinforzato penso ad occasioni culturali per il territorio. Non un decentramento culturale però...» Vale a dire? «Che so? Una mostra su Antonio Travi a Sestri o su De Ferrari a Voltri, tanto per esemplificare. Mentre si farà in primavera una mostra da Previati a Fattori alla Gam di Nervi». Programmi per la prossima Notte Bianca? «Ne riparliamo più avanti. È un evento che studieremo insieme all'assessore Ranieri e alle varie risorse culturali della città». Donata Bonometti
LIGURIA - Borzani: Non sarò l'assessore ombra
Il presidente della Fondazione Ducale, Luca Borzani, ha espresso la sua visione per il futuro della cultura a Genova. Egli sostiene che la città dovrebbe avere una cultura più aperta e diversificata, che non si limiti a una cultura elitaria e da salotto. Borzani propone di fare una grande mostra all'anno, come quella di De Andrè, e di creare un sistema satellitare di eventi che coinvolgano la gente di tutti i livelli sociali. Egli sostiene che la città dovrebbe anche lavorare per migliorare la sua capacità di accoglienza e per promuovere meglio il suo patrimonio culturale, che include i Rolli e le Cinque Terre.
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