«Una pipa dà al saggio il tempo per riflettere, allidiota qualcosa da mettere in bocca» (Paradosso di Trischmann) «Oplà, noi viviamo», sembra dire Gianni Minoli, parafrasando Ernst Toller e commentando il pasticciaccio brutto del Museo di Rivoli innescato dalle dimissioni, simultanee alla nomina, del codirettore Jens Hoffmann. «Nulla di strano - deve aver pensato limprobabile esperto di arte contemporanea (chiamato a guidare Rivoli soprattutto nellevidente speranza di altrettanto improbabili ritorni televisivi) - a Saxa Rubra di pasticci così ne combiniamo tutti i giorni». E in Rai, è noto, a una brutta figura si reagisce in un solo modo: aspettando la brutta figura successiva. Certi che, alla fine, tutto sarà dimenticato e gettato nelloblio: allo stesso modo col quale si può passare da unintervista-spot elettorale a Bettino Craxi alle ricerche storiografiche soft sullOpus Dei. Dunque, nessuna paura: «Andiamo avanti così», ha spiegato Minoli. A questo punto, con il contestato Andrea Bellini affiancato da Beatrice Merz, nominata al volo al posto dello studioso di fama internazionale nato in Costa Rica. A incastrare mister "La storia siamo noi" (e anche lassessore Gianni Oliva), ecco però pronte le dichiarazioni di Hoffmann, che se ne resta al Wattis Institute di San Francisco, ma ci spiega sino in fondo la nostra incompetenza: «Non sarò il direttore di Rivoli, perché mi sono scontrato con un modo né onesto né professionale di comportarsi». Detto da uno che ha visto il mondo (e che il mondo, a sua volta, stima), ce nè abbastanza di che vergognarsi, in una vicenda che ricorda da vicino quella di tre anni fa, quando la prima nomina di Nanni Moretti a direttore del festival cinematografico di Torino fu annunciata troppo in fretta e senza avere prima sedato le risse da pollaio di Gianni Rondolino (anche in quelloccasione, con la determinante partecipazione dellassessore Oliva). Ora non resta che affidarsi a Minoli e al suo avventurismo in perfetto stile Rai: «Andiamo avanti così». Con più di un interrogativo aperto però sul futuro di Rivoli e una domanda segnata dalla logica, ma destinata a non trovare risposta: perché dunque, se adesso va bene così, prima si era deciso di assicurarsi a tutti i costi la professionalità di Hoffmann? Ciò che appare evidente, invece, è la sensazione dellennesima gaffe e, soprattutto, dellevidente inadeguatezza della prosopopea della cultura pubblica torinese (e dei suoi amministratori e dei suoi dirigenti) a reggere il passo delle proprie ambizioni e delle proprie vanità. Un attento osservatore di questa realtà, un antico "flaneur" della cultura subalpina, in questi giorni di concordia natalizia e ragionando proprio sul caso Rivoli-Hoffmann, non ha voluto rinunciare al suo eterno gusto per la battuta proponendo alla cultura pubblica torinese di istituire, nella sua furia di edificare monumenti a se stessa e alle proprie megalomanie, un "museo dellidiozia". «Lidiozia di certe occasioni buttate via e di tanto denaro sprecato per risultati che non sono mai arrivati». La battuta circola, in questi giorni, nei chiacchericci di cenoni e di pranzi di Natale della Torino della politica e di quella finanza che alimenta la cultura pubblica. E i più maliziosi la stanno già ampliando e definendo secondo le dimensioni di un vero "museo". «Dovrà esserci un grande spazio dedicato alle mostre temporanee, nel quale si alterneranno le testimonianze delle idiozie passeggere e ripetute: quella di Rivoli e di Hoffmann potrebbe essere la prima manifestazione degna di questo rilievo. Poi si dovranno pensare allestimenti permanenti dedicati al trionfo dellidiozia: a cominciare dai 10 milioni di euro spesi per lo spettacolo olimpico di Luca Ronconi e dai 20 milioni investiti nel progetto faraonico della grande biblioteca civica che non si farà mai. Unintera sezione, infine, dovrà essere dedicata alle idiozie mancate: con due crocifissi in primo piano, quello del Giambologna e quello del presunto Michelangelo, e un riferimento irrinunciabile alla vocazione egizia di Torino, il Papiro di Artemidoro». Lelenco delle sale e delle esposizioni è "aperto" e ciascuno, dotato di un po di fantasia e soprattutto di memoria, può partecipare a questo nuovo gioco di società. Restano da definire le questioni sulla sede del museo (le ex Ogr oppure Torino Esposizioni, entrambe tuttora senza un destino certo? O magari un contenitore vuoto di Torino 2006?) e sul futuro presidente (i più spregiudicati e indipendenti suggeriscono un noto scrittore che, senza aiuti e raccomandazioni, da qualche anno fa man bassa di incarichi nella cultura torinese).
TORINO - Il pasticciaccio di rivoli e il "museo dellidiozia"
Il direttore del Museo di Rivoli, Jens Hoffmann, ha rassegnato le dimissioni dopo aver avuto un malinteso con il codirettore. Il suo successore è Andrea Bellini, nominato al volo. Il direttore del festival cinematografico di Torino, Nanni Moretti, ha avuto una situazione simile tre anni fa. Il giornalista Gianni Minoli ha commentato la nomina di Bellini, sostenendo che non c'è stato un processo adeguato per scegliere il nuovo direttore. Il Minoli ha anche proposto l'idea di istituire un "museo dellidiozia" a Torino, dove si esporranno le idiozie e le vanità della città.
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