La scelta di correre a novembre non è casuale, si punta a nuovo turismo La corsa fiorentina a una svolta Un percorso completamente ridisegnato e una filosofia che punta al modello Berlino Il fatto è che dagli stoici 800 iscritti della prima edizione datata 1984 ai 10.200 delledizione 2009 (tremila iscritti in più nelle ultime tre edizioni) sono cambiate troppe cose. Lesplosione del podismo, per esempio. La cultura della maratona come evento non solo sportivo ma anche culturale e turistico. Lesempio di New York è stato seguito con successo da grandi metropoli europee. Oggi la capitale continentale dei 42.195 metri è senza dubbio Berlino (che se la gioca con Londra), coi suoi 40 mila partecipanti (gara riservata anche ai pattinatori in linea) e il tracciato buono per i grandi record. Ma oggi chi frequenta le maratone, top runners a parte, che viaggi sotto le tre ore o oltrepassi le 5, di fatto è un turista del paesaggio urbano, un viaggiatore metropolitano in pantaloncini corti, un amico delle endorfine votato al sottile piacere della sofferenza e dellautosfida. Insomma, Firenze dice basta ai compromessi. Se fino ad oggi si era cercato di occupare la città con una certa discrezione evitando lunghi passaggi sui viali di circonvallazione, dal 28 novembre 2010 lobiettivo è cambiare strada, nel vero senso della parola. Si era pensato di cambiare anche la sede della partenza, per la verità, visto che iniziare a correre dal piazzale Michelangelo significa ritrovarsi addosso il bollino nero (il dislivello non dovrebbe superare i 42 metri ma la discesa dal viale dei Colli ne costa uno finale di 53). Ma poi si è deciso che tanta bellezza non ha prezzo e che semmai il problema era come evitare ingorghi feroci dalle parti di via Pisana, quando intorno al settimo chilometro il gruppone è ancora foltissimo e le strade troppo strette per favorire la fluidità della corsa. Ecco allora lidea di cambiare senso di marcia: dal piazzale si scende verso piazza Ferrucci e quindi si attraversa lArno per percorrere tutti i viali e infilarsi dentro la Cascine intorno allottavo chilometro e non, come negli ultimi anni era stato deciso con involontario sadismo, al trentesimo, facendo così coincidere linizio della solitudine naturista con linevitabile momento di crisi che colpisce qualsiasi maratoneta, vero o amatore che sia. Per i corridori, quindi, i sette chilometri delle Cascine a muscoli e neuroni ancora freschi sono di sicuro una buona notizia. Per chi vuole usare la macchina, invece, un po meno. E la sfida è tutta qui: comunicare alla città che il senso della Firenze Marathon va ben oltre un lungo elenco di strade chiuse. Anche perché è bene ricordare che il giorno della grande corsa è lunico in cui Firenze viene ripresa in diretta tv per tre ore filate: sul percorso e dallelicottero, dal Piazzale alle Cascine, e poi attraverso le stradine e le piazze del centro storico. Immagini da brivido e un lunghissimo spot per una città darte che è un tuffo al cuore. La scelta di correre a novembre, daltra parte, non è mai stata casuale, perché questo è il periodo in cui il turismo rallenta la sua corsa. La maratona significa lavoro per alberghi, ristoranti e musei. E già da un po, per la verità, anche loccasione per diffondere la cultura dello sport e per pensare al suo rapporto con la città. Per ledizione appena passata era stata organizzata una grande settimana densa di piccoli e grandi eventi: dalle gare dei ragazzi al Ridolfi alla sfida di rugby Italia-Sudafrica al Franchi, poi purtroppo naufragata per motivi organizzativi. Per la prossima edizione si stanno cercando testimonial di grido e di sostanza. Lobiettivo è crescere ancora, discutere realmente del rapporto tra lo sport e lo spazio cittadino e iniziare a far paura alla maratona di Roma, quindicimila iscritti e un vantaggio che piano piano si accorcia. Perché Firenze Marathon aumenta il passo. Lo sprint sta per cominciare.