Il ministro Calderoli pronto a cambiare. Settis: rimangono perplessità e preoccupazioni Cambia la norma sul federalismo. Carandini: la tutela resti allo Stato ROMA «Confermo che la recente normativa sul federalismo ha escluso i beni culturali dal trasferimento agli enti locali. Si tratta di un riconoscimento importante al mio lavoro e soprattutto l'accettazione da parte della Lega, tramite il ministro Roberto Calderoli, che ringrazio per la sua sensibilità e amicizia, del valore costituzionale del patrimonio culturale come parte integrante dell'unità della nazione italiana, pur nell'ambito di quella pluralità culturale che connota originalmente la nostra storia». Parola di Sandro Bondi, ministro per i Beni e le attività culturali. Si riferisce allo schema di decreto legislativo sul federalismo demaniale proposto dal ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli e approvato dall'ultimo Consiglio dei ministri. È uno dei provvedimenti di attuazione della legge 422009 sul federalismo fiscale. Prevede la cessione da parte dello Stato a Regioni, Province e Comuni di miniere, beni demaniali marittimi (spiagge e porti), idrici (fiumi e laghi), militari dismessi (caserme) e fabbricati statali. Nella prima stesura si era aperta una polemica durissima perché il ministro Calderoli aveva inserito «i beni assoggettati a vincolo storico, artistico e ambientale che non abbiano rilevanza nazionale». Il sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti, aveva subito fatto sapere di non avere i fondi economici per occuparsi da solo della Reggia borbonica. Giorni fa il primo chiarimento di Bondi: «Grazie al mio intervento, Calderoli ha accettato di non inserire il patrimonio storico artistico». E ieri il ministro lo ha formalmente ripetuto al Corriere della Sera concludendo: «Questo risultato si unisce a quello del mantenimento allo Stato della esclusiva funzione di tutela del patrimonio storico e artistico, fermo restando che l'opera di valorizzazione può essere svolta in collaborazione con gli enti locali». Tutti attendono l'elenco dei beni da cedere. Arriverà entro novanta giorni, quando l'agenzia del Demanio stabilirà che cosa resterà sotto il controllo dello Stato. L'allarme è ancora altissimo. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, fa sapere di non aver ancora letto il decreto legislativo, di considerare il chiarimento di Bondi «un buon passo avanti», ma di aver espresso «perplessità e preoccupazione» ad alcuni parlamentari della maggioranza. Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, raccomanda che la tutela del patrimonio storico-artistico rimanga saldamente nelle mani dello Stato centrale. Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, teme il pericolo di uno «spezzatino» dei beni culturali e domanda: «Ma le coste marittime demaniali rimaste intatte non sono parte integrante del nostro paesaggio?». Aggiunge Carandini: «Non sono ostile alla cessione agli enti locali della proprietà dei beni culturali. Stato, Regioni, Comuni, Province rappresentano comunque una proprietà pubblica... Nella prima formulazione c'era un grosso margine di dubbio. Pompei è un bene di "valore nazionale" emagari Paestum è un bene di "valore locale"? Però il punto non è la valorizzazione e la gestione del bene, che la Costituzione già affida agli enti locali, ma che la piena tutela resti nelle mani dello Stato». L'archeologo Carandini cita un esempio: «Esiste un primo esempio di gestione congiunta. Si tratta della Scabec, la società campana dei beni culturali, di proprietà per il..... [domani - lunedì 28 dicembre - sarà disponibile l'articolo per intero]
Dietrofront sui beni culturali ai Comuni
Il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, ha confermato che la normativa sul federalismo demaniale proposta dal ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli non include i beni culturali dal trasferimento agli enti locali. Il ministro ha accettato di non inserire il patrimonio storico artistico nel decreto legislativo, grazie all'intervento di Bondi. Il decreto prevede la cessione da parte dello Stato a Regioni, Province e Comuni di miniere, beni demaniali marittimi, idrici, militari dismessi e fabbricati statali. L'allarme è ancora alto, con alcuni esperti e associazioni culturali che esprimono preoccupazioni e perplessità sulla tutela del patrimonio storico-artistico.
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