Evacuate quindici abitazioni vicino a Pisa. Paura a San Miniato dove l'Arno invade il bacino di Roffia «Queste non sono catastrofi naturali, il problema siamo noi che stiamo occupando troppo spazio, in un modo dissennato». Ne è convinto Mario Tozzi, geologo, presidente del parco del'Arcipelago toscano e conduttore di trasmissioni di divulgazione scientifica. Secondo lui frane e smottamenti sono da addebitare ad una mala gestione dei terreni. Una gestione eccessivamente antropizzata. Non sono le abbondanti piogge a causare queste frane? «È ovvio che le piogge sono la causa scatenante, ma se l'acqua trovasse territori più sani non farebbe questi danni». In che senso parla di salute dei territori? «Se oggi l'Arno ricevesse lo stesso quantitativo di pioggia dell'alluvione del 1966 le cose andrebbero peggio. Vale a dire che il territorio è più fragile. Abbiamo costruito troppo, indebolendo la stabilità dei terreni». Come spiega questa facilità dei fiumi ad esondare? «Non sono catastrofi naturali. Le esondazioni ci sono sempre state, solo che prima intorno ai fiumi non c'erano abitazioni. Oggi nelle zone di golena si è spesso costruito. Non va bene, la golena deve rimanere libera, è un'area che appartiene al fiume, è parte integrante del corso d'acqua». E le strade che franano sotto il peso di poche ore di pioggia? «Spesso è colpa del disboscamento feroce, cosa che per fortuna in Toscana non si è verificata in modo forte. Però, la continua costruzione di edifici e anche una tessitura di strade sempre più fitta portano a una eccessiva parcellizzazione dei terreni, che ne escono indeboliti e quindi non riescono a tollerare la forza delle piogge». Come si può correre ai ripari? «I danni fatti rimangono, ma per evitare esondazioni basta smettere di costruire intorno ai fiumi, rispettando magari le indicazioni date dalle autorità di bacino. Contro le frane le massicciate laterali non bastano, bisogna pensare prima di costruire le strade». (a.c.)