Alessandra Aspes, direttrice del Museo civico di storia naturale, ricorda com'è arrivata a Verona questa straordinaria raccolta. Nel 1968 Zangheri, che era amico di Sandro Ruffo, allora direttore del Museo, decise di donare la sua collezione. «Ruffo si consultò con il sindaco Renato Gozzi, il quale individuò il posto a Palazzo Gobetti, e ritenne un onore per la città accogliere la donazione, fatta con lascito testamentario, per cui non può essere messa in vendita», dice la direttrice del museo. Perché la nuova sala? Si tratta di una ricollocazione, da Palazzo Gobetti a Palazzo Pompei, dove, in seguito a lavori, sono state ricavate nuove sale. La collezione avrebbe bisogno di più spazio, ma è sempre meglio qui piuttosto che nel buio e angusto Palazzo Gobetti. Che è stato venduto... Già, per questo abbiamo dovuto traslocare all'ex Arsenale. La gran parte delle collezioni sono già là. A parte, appunto, quella Zangheri. Essa ha un duplice valore: fotografia di un collezionista di un'epoca, e fonte di informazioni sulla biodiversità. Certo, rimane un museo nello "stile Ruffo", com'è giusto; l'ex direttore ci ha molto aiutato nel lavoro di ricollocazione, ed è importante che non vi siano fratture con la generazione che ci ha preceduto. La nuova generazione, quella dei ragazzi, frequenta il Museo di storia naturale. La nuova sala Zangheri è stata pensata anche per loro? Certamente. La collezione mette a contatto i ragazzi con un museo che non c'è più, fatto di armadi, cassetti, ampolle, archivi cartacei, ma che ha un valore. Contiene una miniera di informazioni su come catturare, conservare e catalogare tutte le specie animali, dai più piccoli ragni alle aquile. Verranno effettuate specifiche attività didattiche, ma il taglio che vogliamo dare alla raccolta Zangheri è quello di far appassionare i ragazzi agli aspetti pratici del collezionismo; fargli venire la voglia di fare delle raccolte di animali, di insetti, di fossili.