Il sottofondo della telefonata è lo scrosciare dell'applauso all'inserimento nella lista dei siti patrimonio mondiale dell'umanità anche della Val d'Orcia. Dieci minuti prima, era stata la volta delle necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri, riconosciute dall'assemblea dell'Unesco un «capolavoro creativo dell'antica civiltà degli etruschi, con affreschi eccezionali per qualità e contenuto». «La Val d'Orcia da quattro anni aspettava questo riconoscimento, invece le necropoli di Tarquinia e Cerveteri sono passate a prima botta -afferma, in gergo sportivo, l'ambasciatore Unesco Francesco Caruso, al telefono da Suzhou, in Cina, al termine della riunione del 28mo Comitato - La convenzione è stata ratificata da 180 Paesi, ma l'Italia oggi, con 39 siti è il Paese con più aree riconosciute come patrimonio dell'umanità. Il secondo Paese è la Spagna, poi la Francia, la Grecia ed altri». Italia superstar? «Sicuramente leader ma paradossalmente siamo anche vittime del nostro successo, e contro di noi c'è la crociata dei Paesi che non hanno siti iscritti vogliono il riequilibrio tra regioni e allargare la tipologia dei siti, quindi non solo antropici e naturalistici, che comunque devono avere carattere di universalità ed eccezionaiità. Inoltre ogni Paese può presentare un solo sito l'anno, per un totale di 30 annui». E come mai nella lista dei tesori mondiali oggi abbiamo le necropoli e la Val d'Orcia? «Le necropoli etrusche sono una testimonianza di valore unico, basta leggere la motivazione data dall'assemblea: capolavoro del genio creativo degli etruschi, contengono affreschi eccezionali per la loro qualità e il loro contenuto, che mettono in luce gli aspetti della vita, della morte e della religione di questa antica popolazione. Cerveteri mostra, in un contesto funerario, la stessa pianta urbana e gli schemi architettonici utilizzati nelle antiche città. Le due Necropoli costituiscono l'unica ed eccezionale testimonianza dell'antica civiltà etrusca, la sola esperienza di civilizzazione urbana di epoca pre-romana. E gli affreschi sono una testimonianza unica della loro civiltà. Più difficile per la Val d'Orcia perché ci sono voluti 4 anni per far capire cosa ha rappresentato il sito senese, nel panorama dell'iconografia paesaggistica universale, un paesaggio unico che si è mantenuto nei secoli. Difficile far capire agli stranieri l'unicità e 1' universalità di questo bene, idealizzazione di un paesaggio perno dello sviluppo della pittura nel '400 e '500 proprio per il suo valore estetico». Che significa essere patrimonio Unesco? «Quando si è patrimonio di tutti, significa avere un piano di gestione presentato dagli enti locali o nazionale, quindi rispetto con identificazione e salvaguardia di questi capolavori, un impegno al mantenimento che se non rispettato fa definire il sito «in pericolo» o fargli rischiare la cancellazione dalla lista Unesco». Tarquinia e Cerveteri avranno anche finanziamenti? «II piano di gestione viene presentato e approvato e quindi gode di fondi purché il bene, non più fruibile solo da uno Stato, ma universale, venga protetto. Pensi che secondo gli ispettori, le necropoli avevano già un ottimo piano di gestione, non solo attuale ma quello che si intende mantenere», conclude l'ambasciatore Caruso.
Gli etruschi patrimonio dell'umanità
L'Unesco ha riconosciuto la Val d'Orcia e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri come siti patrimonio mondiale dell'umanità. La Val d'Orcia aspettava questo riconoscimento da quattro anni, mentre le necropoli di Tarquinia e Cerveteri sono state riconosciute in pochi minuti. L'Italia è il paese con più siti riconosciuti, con 39 siti, seguito dalla Spagna, dalla Francia, dalla Grecia e altri. L'Unesco ha anche stabilito un piano di gestione per i siti, che include finanziamenti per la salvaguardia e il mantenimento del bene.
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