Lex patron della Parmalat pronto a sostenere che le opere sono per l85 della signora Anita Chiesi. Il ruolo del genero Stefano Strini Quei quadri sarebbero per l85 per cento della signora Tanzi, Anita Chiesi. E i pagamenti al critico darte Paolo Dal Bosco presentati nellultima udienza del processo Parmalat dai legali di Enrico Bondi, numero uno del gruppo alimentare, si riferiscono a un Picabia (un pittore francese) già restituito al commissario. Sarebbe questa la versione che Tanzi potrebbe presentare ai pubblici ministeri attraverso una dichiarazione spontanea. Una tesi da contrapporre a quella di Bondi, che rivendica per la società il tesoretto darte. Parole che però non scioglieranno ancora i dubbi sulla proprietà e sul valore dei quadri recuperati dalla procura di Parma. Anche se attraverso i racconti dei vari protagonisti della vicenda sta emergendo uno scenario quanto meno controverso. A cercare di vendere i quadri era la famiglia Tanzi, oppure il genero Stefano Strini, che in procinto di divorziare dalla figlia di Calisto, Laura, cercava di prendersi una buona uscita, attivando una sorta di "banda del buco"? Secondo alcune testimonianze, in un primo momento Strini (non si sa se per conto suo o per conto della famiglia) avrebbe cercato di piazzare alcuni quadri attraverso Dal Bosco, da sempre vicino a Calisto nelle compravendite darte, ma non riuscendo a spuntare un prezzo adeguato si sarebbe rivolto a un altro canale, un tale S. T., detto "Nerone", un pittore proprietario di un atelier a Gualtieri (Reggio Emilia). Nerone amplia la rete, coinvolgendo un elettricista G.T. completamente ignaro darte, ma che lavorava presso molti ristoranti della Versilia. E proprio tramite Lorenzo Viani, proprietario dellomonimo locale di Forte dei Marmi, viene trovato un primo compratore, un professore della Curia del Vaticano. Laffare salta per un interessamento di un arabo, disposto a comprare in blocco i quadri. Le opere che lelettricista avrebbe dovuto piazzare erano un Van Gogh (1 milione di euro), un Monet (5 milioni), un Manet (altri 5 milioni), uno Chagall (1 milione e 100mila euro) e un Modigliani (250mila euro). A scarrozzarli in giro, era Strini che li custodiva nel bagagliaio della sua Maserati. Per attivare i contatti, poi, Strini si serviva del cellulare di una sua cugina, in modo da non far ricollegare a lui le telefonate con Dal Bosco e Nerone. Forse il tutto avveniva allinsaputa della famiglia, anche se sembra, secondo alcune ricostruzioni, che la stessa Francesca Tanzi abbia cercato di piazzare indipendentemente alcune opere, di proprietà della mamma, attraverso Dal Bosco, il quale le rifiutò perché in pessimo stato.
MILANO - "I quadri del mistero sono della moglie di Tanzi"
Il genero di Calisto Tanzi, Stefano Strini, potrebbe aver sostenuto che le opere darte recuperate dalla procura di Parma sono per l'85% della signora Anita Chiesi. I pagamenti al critico d'arte Paolo Dal Bosco, presentati nell'ultima udienza del processo Parmalat, si riferiscono a un pittore francese già restituito al commissario. La versione di Strini potrebbe essere presentata ai pubblici ministeri attraverso una dichiarazione spontanea. Tuttavia, la proprietà e il valore dei quadri recuperati dalla procura di Parma sono ancora oggetto di dibattito.
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