Lunedì gli esperti si sono calati dentro alla cripta PORTO ERCOLE. Morto e sepolto all'Argentario, finora la sua tomba era rimasta un mistero. Febbricitante, malato, disperato e in fuga da chi lo voleva morto, condannato alla pena capitale, nel 1610 Michelangelo Merisi (il Caravaggio) terminava la sua suggestiva parabola di pittore maledetto a Porto Ercole, nell'ospedale di Santa Maria Ausiliatrice della Confraternita di Santa Croce. Eppure, sempre a Porto Ercole, la sua storia è pronta a ricominciare per svelare uno degli ultimi misteri della storia dell'arte. Una storia controversa e rimasta in sospeso per 400 lunghi anni, fino alla clamorosa operazione di recupero culminata lunedì pomeriggio alle 14,30 nel cimitero del paese, dove un pool di studiosi ha isolato e portato in superficie, dal buio di una cripta piena zeppa di ossa, una scatola contenenti reperti che potrebbero appartenere a lui. A condurre la ricerca è il Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni storici, culturali e ambientali, che insieme a docenti delle università di Pisa, Bologna, Ravenna e Lecce e col patrocinio di due ministeri (cultura e turismo) è convinto di essere sulla strada giusta a dispetto del groviglio di ipotesi che circolano, a cominciare da quello sulla morte. La morte, la sepoltura. Era nato nel 1571 a Milano o forse a Bergamo, ma più ancora che sulla sua nascita regna incertezza sulla morte, su cui esistono ipotesi diverse: malaria, tifo, infezioni intestinali oppure omicidio, rissa. La storia di Caravaggio si plasma continuamente. Se fino a qualche tempo fa si pensava che l'artista fosse morto sulla spiaggia della Feniglia, ora un atto di morte giudicato attendibile e trovato recentemente nella chiesa di Sant'Erasmo a Porto Ercole (postdatato perché a quel tempo si seguiva il calendario senese) rivela che la morte risale al 18 luglio 1610 (e non al 1609), e che Caravaggio morì nell'ospitale di Santa Maria ausiliatrice della confraternita di Santa Croce e non sulla spiaggia della Feniglia. Il giorno dopo fu sepolto nel vecchio cimitero di San Sebastiano, nella parte nuova dell'attuale cittadina di Porto Ercole, davanti a una spiaggia in cui era sepolta la gente comune, artigiani, pescatori, forestieri. Nel 1956 la struttura fu chiusa e trasformata in giardino e i reperti furono trasferiti nel nuovo cimitero all'interno della cripta adibita a ossario. La ricerca. Lunedì pomeriggio, calarsi nell'ossario della cripta dove giacciono da secoli tibie, teschi e clavicole di centinaia di persone vissute tra il '500 e il '700, ha avuto un senso macabro ma anche il sapore di un'affascinante ricerca tra i misteri dell'arte. I cacciatori di ossa - che hanno distinto i resti provenienti dal vecchio cimitero (pieni di sedimentazioni terrose e marine) da quelli provenienti dal nuovo (non terrosi perché riesumati dai loculi) - si chiamano Silvano Vinceti (presidente del comitato nazionale), Giorgio Gruppioni (ordinario antropologia Università di Bologna) e Antonio Moretti (speleologo e docente di sismologia all'Università de L'Aquila). 400 anni dopo la morte del pittore, e 53 anni dopo la chiusura del vecchio cimitero, il gruppo ha selezionato un mucchietto di reperti "compatibili" e li ha messi in una scatola che ieri mattina è partita con una jeep alla volta di Ravenna. Ad aspettarli, alcuni esami come il carbonio 14 per la datazione, e il dna per l'accertamento definitivo del Caravaggio, grazie alla comparazione col Dna dei discendenti scoperti ancora in vita nell'omonima cittadina bergamasca.
Il mistero si svela dopo quattro secoli. Recuperate le ossa, ora sarà il Dna a dire se sono di Michelangelo Merisi
Lunedì, un gruppo di studiosi ha eseguito un'operazione di recupero di reperti in una cripta a Porto Ercole, in Toscana. La cripta, che era stata chiusa nel 1956, conteneva ossa di persone sepolte tra il '500 e il '700. I ricercatori hanno isolato una scatola contenente reperti che potrebbero appartenere a Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio. La ricerca è stata condotta dal Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni storici, culturali e ambientali, insieme a docenti delle università di Pisa, Bologna, Ravenna e Lecce.
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