ROMA - «Qualche giorno fa, in un'intervista rilasciata proprio a Il Messaggero, osservavo che sarebbe auspicabile conoscere per tempo qualsiasi tipo di intervento pensato da altri per il ministero di cui si ha la responsabilità. Per tempo significa avere un'idea precisa di come il governo voglia agire e, prima di un Consiglio dei ministri, disporre delle carte necessario per valutare e discutere». Giuliano Urbani, ministro dei Beni e delle attività culturali, riceve da giorni forti segnali di allarme dagli ambienti della cultura e dello spettacolo. Le categorie sono preoccupate che la manovra di contenimento delle spese annunciata dal governo, all'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri di oggi, possa apportare un taglio al Pus (Fondo unico dello spettacolo) tale da inabissare l'attività di un settore già fortemente penalizzato. Si conosce l'esatta entità del taglio che il ministro Tremonti sembra voler proporre? «No. Anzi, non voglio credere che il presidente del Consiglio Berlusconi e il vice presidente Fini accetterebbero anche solo di sentir parlare di taglia al Fus. Se tali decurtazioni si aggirassero attorno al ventilato venti per cento, non consentirebbero alcun risparmio significativo. Per contro, creerebbero un danno gravissimo a settori che sono, tutti lo sanno, estremamente rappresentativi del Paese e già costretti a lavorare senza scialo. Cultura, spettacolo e sport fanno immagine; sono, all'estero, un simbolo molto definitorio dell'Italia. Ripeto: danno enorme per un ricavo irrisorio». E' pronto, ministro, alla battaglia? «Non mi sono mai tirato indietro. Avevo promesso aiuti al cinema che sono arrivati (abbiamo fra l'altro acquisito i finanziamenti per incrementare il cinema d'estate). Mi ero impegnato sui fondi derivanti dal Lotto e li abbiamo assegnati. La società Arcus è viva e operante. Eccetera. Questo per ribadire che, di fronte a una possibilità cui non riesco a pensare saprò farmi sentire e mettere avanti le ragioni del I tagli riguarderebbero il 2004 e, in prospettiva, il 2005. So di ripetermi, l'abbiamo già detto poco fa: spero di non doverne nemmeno parlare. Sottolineo una volta ancora che né Berlusconi né Fini vorranno farsene carico. Sono uomini politici che ben conoscono il ritorno di immagine positivo o negativo che certi settori hanno a livello intemazionale». L'Italia, in altre parole, non può perdere la faccia affondando la Cultura per un pugno di euro. La Cultura "spende" già troppo poco e non possiamo, certo annoverarla fra i settori dello spreco.