Sarà l'esame del dna comparato con quello dei discendenti a stabilire se le ossa sono dell'artista PORTO ERCOLE. Folle e malato, febbricitante, fuggiasco e con una condanna a morte che gli pendeva sulla testa per l'omicidio di Ranuccio Tommasoni. Neppure quarantenne, nel 1610 Caravaggio concludeva la sua turbolenta avventura di pittore maledetto nell'ospedale di Santa Maria Ausiliatrice della Confraternita di Santa Croce. Per 400 anni la sua sepoltura è andata perduta, forse dimenticata in qualche ossario o distrutta dal tempo. Finché oggi, sempre a Porto a Porto Ercole, la sua storia non è pronta a ricominciare per svelare uno degli ultimi misteri irrisolti della storia. Scoprire la tomba e le spoglie di Caravaggio per risalire alle cause della morte o perfino a particolari della vita (per esempio ricostruendo il volto a partire dai reperti): è questa la missione "possibile" di un grande lavoro d'équipe che non si è rassegnato al mistero. Sulle tracce del pittore è il Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni storici, culturali e ambientali, presieduto dal giornalista e studioso Silvano Vinceti che vi lavora insieme a un gruppo di luminari come Giorgio Gruppioni (ordinario di antropologia dell'Università di Bologna) Antonio Moretti (docente di sismologia all'università dell'Aquila), il professor Calcanile (università di Lecce) e Francesco Mallegni (ordinario di microbiologia a Pisa). Hanno collaborato il generale Luciano Garofalo, ex capo del Ris di Parma, e lo storico e critico d'arte Massimo Marini. Un lavoro rigoroso e che, forte del patrocinio di due ministeri (cultura e turismo) e del Comune di Argentario, è culminato in una straordinaria operazione di recupero lunedì pomeriggio nel cimitero di Porto Ercole, dove dal buio di una cripta gli studiosi hanno portato a galla un mucchietto di reperti provenienti dal vecchio cimitero di San Sebastiano. Lì il pittore era stato sepolto nel 1610; poi le sue spoglie sarebbero state trasferite in questo nuovo cimitero nel 1956, e messe nell'ossario. Dopo aver isolato alcuni resti "compatibili" con quelli dell'artista, ieri gli studiosi li hanno trasferiti all'università di Ravenna per sottoporli a due test: il carbonio 14 per datare i resti ossei e l'esame comparato del dna per accertare l'identità dell'artista. «A Caravaggio, nel bergamasco, abbiamo anche scovato i discendenti del pittore...», spiega Vinceti, la grande "anima" dell'esplorazione, che non è solo un cacciatore di sogni ma un esperto del settore. Vinceti non è nuovo a ricerche di questo tipo. Convinto di essere sulla pista giusta a dispetto del groviglio di ipotesi che circolano sulla morte (tifo, malaria, infezioni dovute a risse), in passato ha fatto luce su altri misteri eccellenti riguardanti Boiardo, Poliziano, Pico della Mirandola e Leopardi. E ora eccolo qui, a cercare la tomba del Caravaggio, «personaggio tutto genio e sregolatezza che ci ha ubriacato di bellezza e armonia». Gli studiosi andranno in cerca dei pigmenti contenuti nei colori usati per dipingere: «arsenico, mercurio, piombo e cadmio: elementi che in alcuni casi portano alla pazzia e che potrebbero aver avuto un ruolo anche nel carattere del Caravaggio».
Il ritorno del Caravaggio. Ritrovati a Porto Ercole i presunti resti del pittore
Un gruppo di studiosi, guidati dal giornalista Silvano Vinceti, sta cercando di scoprire la tomba e le spoglie di Caravaggio. La missione è stata possibile grazie al patrocinio di due ministeri e del Comune di Argentario. I ricercatori hanno isolato alcuni resti ossei "compatibili" con quelli dell'artista e li stanno sottoponendo a test per datare e identificare. L'esame del dna comparato con quello dei discendenti di Caravaggio sarà fondamentale per stabilire se le ossa sono dell'artista. I ricercatori stanno anche cercando di ricostruire il volto di Caravaggio e di scoprire le cause della sua morte.
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