Se al ministero non si dormono sonni tranquilli per la possibile truffa relativa all'acquisto del «crocifisso» attribuito a Michelangelo (sul caso sta indagando la procura), l'altro nodo giunto al pettine del dicastero dei beni culturali riguarda il prezioso Archivio Vasari e la sua possibile vendita a compratori russi. «Abbiamo segnalato alla procura di Roma e a quella di Arezzo l'anomalia della cifra offerta per l'acquisto dell'Archivio Vasari (150 milioni di euro). Una cifra strana, esagerata per un archivio che non si può toccare, non si può spostare e che non può essere neppure fotocopiato senza le necessarie autorizzazioni della soprintendenza». È quanto ha riferito ieri Salvatore Nastasi, capo di gabinetto del ministro Bondi nel corso di una conferenza stampa a Firenze. Rispondendo a una domanda dei giornalisti sulle novità relative al caso dell'Archivio Vasari di Arezzo, recentemente acquistato da una holding immobiliare russa, Nastasi ha infine osservato: «dobbiamo attendere gli sviluppi delle eventuali inchieste della magistratura, il perfezionamento dell'acquisto da parte dei privati e per il resto noi continueremo a vigilare». Ha ricordato poi che lo scorso 25 novembre Bondi ha avuto un incontro con il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani e il presidente della provincia, Roberto Vasai. Nel corso di quel colloquio, il ministro ha ribadito l'assoluta inamovibilità del vincolo pertinenziale, imposto nel 1994 e confermato anche con la sentenza del Tar della Toscana nel 1998, che lega indissolubilmente l'Archivio Vasari alla Casa Vasari, in Arezzo.