Le statue e i capitelli di Venezia mercoledì notte hanno dormito. Non c'è più nessuno che li insidia. Il martellatore è ricoverato in ospedale. La caccia è chiusa. Il vandalo è un ingegnere veneziano di 38 anni. Si chiama Antonio Benacchio, residenza nel sestrie-re di San Marco. Fermato lui, niente più sfregi. Ed è chiaro che per gli investigatori questa è un'ottima prova. Poi ci sono altri elementi definiti «inoppugnabili». Tra di essi, gli abiti che l'uomo ha indossato in tutti gli episodi che hanno avuto testimoni, fino al tentativo di far rimuovere il crocifìsso nella chiesa di San Giobbe, nel sestiere di Cannaregio, perché le mani della statua erano «troppo alte». E poi il carrello da spesa, che lo aveva accompagnato presumibilmente in tutte le sue imprese e che è stato trovato nell'abitazione dell'ingegnere, con dentro una mazza da muratore, scalpelli e frammenti di pietra che per quanto è stato possibile verificare corrispondono perfettamente ai moncherini delle statue. Quello che ha portato all'individuazione del presunto responsabile - ha detto il magistrato che conduce l'inchiesta, il pm Francesco Saverio Pavone - «è stato un lavoro certosino, fatto a tambur battente: se avessimo sbagliato persona avremmo corso il rischio che avvenissero altri danneggiamenti». Quanto alle motivazioni che hanno spinto l'uomo ad agire, ed è certo che abbia agito da solo, non è stato ancora possibile fare chiarezza, perché -ha rilevato Pavone - «le sue condizioni non consentono il dialogo». Quel che si sa è che quasi tutti i vandalismi avevano come obiettivo le mani delle statue. Al momento l'ipotesi che appare più attendibile è che si sia trattato di una forma maniacale. L'accusa per Benacchio - ha reso noto il Pm - è, per ora, solo quella di danneggiamento aggravato, «perché compiuto con violenza sulle cose». Gli investigatori, comunque, stanno valutando l'ipotesi di accusarlo anche di furto. L'ipotesi che Benacchio stesse per compiere un altro atto analogo, confermata dal tentativo compiuto nella chiesa di San Giobbe, aveva indotto gli investigatori a mettere sotto controllo, con un notevole spiegamento di forze, tutti i luoghi in cui poteva colpire. «Ci siamo resi subito conto che quelli avvenuti a Venezia erano fatti anomali - ha detto ancora Pavone - che non erano stati assolutamente messi in atto per rubare». Tutto si è svolto nel centro storico veneziano tra sabato e lunedì. Quel giorno Benacchio venne rintracciato dal fratello e riportato al nosocomio. «Ero certo che il responsabile dei danneggiamenti fosse un veneziano - ha detto il maggiore Vernole - perché si spostava per la città con estrema sicurezza ed ero convinto anche che fosse una persona di cui avevamo avuto traccia. È stata un'intuizione felice».
Il vandalo di Venezia voleva colpire ancora
Il martellatore di Venezia, Antonio Benacchio, è stato arrestato e ricoverato in ospedale. Gli investigatori ritengono che la sua azione sia stata motivata da una forma maniacale. La caccia è stata chiusa e gli altri luoghi in cui poteva colpire sono stati messi sotto controllo. Benacchio è stato trovato con un carrello da spesa con mazza da muratore, scalpelli e frammenti di pietra che corrispondono ai moncherini delle statue. L'individuazione del responsabile è stata possibile grazie a un lavoro certosino e a un'analisi dettagliata. L'accusa per Benacchio è quella di danneggiamento aggravato, ma gli investigatori stanno valutando anche l'ipotesi di accusarlo di furto.
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