Nel 2010 in prestito alla Pinacoteca dipinti di Leonardo da Vinci e Raffaello. «L'intesa favorirà i percorsi dei giovani» Un'alleanza tra città d'arte: Milano e Parigi. E un patto tra musei: la Pinacoteca di Brera e il Louvre. «Avviamo scambi importanti per aprire la Pinacoteca a dipinti di grande fama», annuncia la soprintendente Sandrina Bandera. I primi prestiti sono decisi: nel 2010 arriveranno a Brera il «Ritratto di dama» di Leonardo Da Vinci e la «Madonna col Bambino e San Giovannino» di Raffaello. La convenzione, definita nei giorni scorsi, sarà firmata a gennaio. L'obiettivo lo fissa il direttore dei Beni culturali alla valorizzazione del patrimonio, Mario Resca: «Le opere del Louvre ci consentiranno di fare ricerca scientifica e come ha dimostrato il San Giovanni Battista esposto gratuitamente a Palazzo Marino di avere mostre che trovino l'attenzione del pubblico». Dalla Grande Brera alla grandeur di Brera. In attesa del progetto di ampliamento della Pinacoteca, (risalente al 1507). Saranno al centro di esposizioni a carattere scientifico: «Le code a Palazzo Reale dimostrano che un'opera sola può ottenere anche più successo di mostre ampie», riflette Resca. Il Louvre sarà partner emodello: «È un museo molto attento allo sviluppo del marketing internazionale, ha grande capacità di comunicazione». E Brera sperimenterà per prima la nuova filosofia sposata dal ministero: «Comunicazione, orari prolungati e ingressi gratuiti nei fine settimana». Un'altra conversione. La Milano operaia che ha scoperto la moda e investito nel design, «ora deve reinventarsi città della cultura e far rivivere i suoi musei»: l'alleanza italo-francese «favorirà anche scambi professionali e percorsi di aggiornamento rivolti ai giovani». Non nego che nel governo di questi equilibri possano realizzarsi volontà e tensioni finalizzate al voler acquisire più spazio da parte di questa o quella parte, ma il dire che l'ospedale è terra di conquista di professori incompetenti e incapaci mi sembra per lo meno ingeneroso o miope. Sul Corriere Salute di qualche mese fa ricordavo la figure di un professore Universitario che oltre a insegnare tecniche insegnava come umanamente comportarsi coi pazienti: queste figure fortunatamente esistono ancora nelle Università così come tra gli ospedalieri. Non gettiamo dunque il «bambino e l'acqua sporca»! Certo bisogna evitare squilibri bisogna lavorare per migliorare le integrazioni ed evitare prevaricazioni ma il fare di ogni erba un fasci non costruisce niente. Il dire poi che l'Università non produce ricerca qualificata è altrettanto inesatto. L'Impact factor (l'indice di valore scientifico) delle Facoltà di medicina della nostra Regione è elevatissimo e fortemente competitivo con le più qualificate università straniere. Così come è ingiusto dire che l'Università non è in grado di creare gruppi clinici e di ricerca competenti giacché i professori universitari «.quasi mai sono all'altezza di un compito così impegnativo ..». E' un dato che là dove convivono Università e Ospedale le due entità collaborano alla formazione degli studenti, integrandosi e offrendo ciascuno la propria esperienza: d'altra parte si deve aver ben presente che, fino a prova contraria è alla Università che compete istituzionalmente il compito di conferire la laurea in medicina e chirurgia. Direttore generale