Scongiurati i contestatissimi sette piani che dovevano sorgere in un cortile interno di via Vallombrosa Il Pdl non ha partecipato al voto pur essendo favorevole alle nuove regole Sono 36 i progetti di recupero di vecchi capannoni in classe 6 attualmente in fase di istruttoria presso gli uffici urbanistica del Comune che ora rischiano di saltare. Fra questi cè quello contestatissimo di viale Guidoni-via Vallombosa: un palazzo di sette piani sarebbe dovuto sorgere nel cortile interno di un condominio al posto di un vecchio fabbricato di due piani fra cui uno seminterrato. I lavori, mai avviati perché lok al progetto non è ancora arrivato dagli uffici, non partiranno: o cambia il progetto o nulla. Più o meno lo stesso discorso vale per altri 35 casi così dislocati in città: via Forlanini 8d, via M. Rosso 8e, via G. Caponsacchi 3a, piazza Pier Vettori, via di San Bartolo a Cintoia, via B. Scala 50, via del Filarete, via dè Buondelmonti, via dellOlivuzzo 49a, via della Fonderia 73, viuzzo di S. Maria a Cintoia 1416, via A. Modigliani 208, via delle Panche 47, via A. Allori 92, via R. Giuliani 179, via Trisete 19, viale Corsica 27, via San Marcellino 23, via Pisana 332, via A. Traversari 33, via R Giuliani 65a, via M. Amari 11a, via F. Baracca 3133, via Locchi 56, via Aretina 2191, via della Cupola 37b, via della Chiesa 60, viale Belfiore 43, via di Bellariva 20, via L. Michelazzi 2c, via P. Carnesecchi 4446, via F. Baracca 151, via dei Cadorna 93, via del Madonnone 47, via G. Sercambi. Alcuni di questi progetti risalgono a diversi anni fa e gli uffici hanno già più volte chiesto ai progettisti integrazioni di documentazione per autorizzarli nonostante il tempo massimo per dire si o no a una proposta sia 75 giorni. Ora anche per loro varranno le nuove regole, a quelle dovranno adeguarsi e poi potranno rifarsi avanti. Secondo i consiglieri Giovanni Donzelli e Bianca Maria Giocoli del Pdl però questi progettisti (uno di loro, larchitetto Brancaccio, ha scritto al Comune chiedendo un rinvio della nuova norma) ora faranno valanghe di ricorsi. Secondo Tommaso Grassi del gruppo Spini il Comune rischia dover pagare 4-5 milioni di euro di danni ai privati. Ma dalla direzione urbanistica ostentano sicurezza: al massimo, si dice, arriverà qualche ricorso per i danni causati dal ritardo. In più si aggiunge che la prassi di richiedere fino a 6-7 volte integrazioni di documenti ai privati per autorizzargli un progetto sarà abolita: se dopo 75 giorni le carte non sono a posto non se ne fa di nulla è la nuova linea. La consigliera Ornella De Zordo attacca invece la «deroga» concessa agli edifici in classe C6 di proprietà del Comune: per loro le nuove regole non varranno. «E assurdo», tuona De Zordo citando come esempio quello del teatro comunale di via Solferino che ora il Comune sta provando a vendere: la consigliera denuncia il fatto che il Comune evita di applicare a quel palazzo la nuova norma restrittiva per evitare che nessuno lo compri. Replica la presidente della commissione urbanistica Titta Meucci: «Lasta di quel palazzo è già stata bandita, non si può cambiare le carte in corso dopera». (e.f.)
TOSCANA - URBANISTICA: Da via Pisana a via Locchi, 36 progetti a rischio
Il Comune di Firenze ha deciso di abolire la pratica di richiedere integrazioni di documenti ai privati per autorizzare un progetto di recupero di vecchi capannoni in classe 6. I progetti, che risalgono a diversi anni fa, rischiano di saltare se non cambiano il progetto o se non vengono autorizzati entro 75 giorni. I progettisti hanno già richiesto integrazioni di documentazione per autorizzarli, ma ora dovranno adeguarsi alle nuove regole. Alcuni progetti, come quello di viale Guidoni-via Vallombosa, sono stati contestati per la presenza di sette piani in un cortile interno.
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