PATRIMONIO. Il master «Dentro l'immagine» Cosa «nasconde» un dipinto? I risultati del corso in Sala Farinati Un cielo grigio, che in origine era azzurro. Una firma, poi coperta dall'artista dietro a un sasso. Una manica a sbuffo, oggi nascosta da uno zibellino che pende, vezzoso, dalla spalla di una dama. Sono solo alcuni dei segreti custoditi per centinaia di anni da alcuni capolavori cinquecenteschi, da Paolo Caliari a Paolo Farinati, da Domenico Brusasorci a Battista del Moro, conservati nelle sale e nei depositi del museo di Castelvecchio, svelati grazie al lavoro di un gruppo di studenti del master «Dentro l'immagine. Nuove metodologie e tecniche scientifiche di diagnostica non invasiva per la conservazione dei dipinti antichi e contemporanei» dell'Università di Verona diretto da Loredana Olivato e finanziato dal Fondo sociale europeo. Già, perché i dipinti non sono solo immagini, ma un insieme complesso di materiali plasmati dal genio di un artista, che rischiano, col passare degli anni, di corrompersi e modificarsi. E per conoscere l'intento e lo splendore originario serve un lavoro interdisciplinare: fatto da storici dell'arte e restauratori, ma anche fisici e chimici e dal supporto delle nuove tecnologie. «Le tecniche non sono invasive e sono mutuate dal mondo industriale, medico, addirittura militare», spiega Gianluca Poldi, fisico. «Dalla riflettografia a infrarossi alla radiografia digitale, dagli ultravioletti alle indagini ottiche con dettagli minuscoli, fino a questo nuovissimo strumento», spiega brandendo una sorta di «pistola». «E' uno spettrometro Xrf e legge gli elementi chimici con cui è realizzato un dipinto, senza dover prelevare del pigmento e quindi senza alterare le proprietà chimico-fisiche dell'opera». Un'esperienza unica, quella che ha coinvolto gli allievi del master, ognuno dei quali ha scandagliato storia e tecnica compositiva di una o più opere, presentate ieri davanti a Paola Marini, direttrice del museo, Guido Avezzù, preside della facoltà di Lettere e Filosofia, ed Enrico Maria Dal Pozzolo, coordinatore del master, che con le stesse tecniche ha portato alla luce disegni preparatori di tele e tavole del Giorgione presenti nella mostra a Castelfranco Veneto di cui è tra i curatori. «Non sono in programma altre edizioni del master visto che, con poche risorse, non potremmo riproporlo a costo zero per gli iscritti», ha affermato Olivato. «Mi auguro che questa liaison possa portare Verona a diventare la città del restauro, come auspicato dal protocollo d'intesa firmato dal ministro Bondi e dalla Regione Veneto».E.P.