Cambia il tandem che dirigerà il Museo di Arte Contemporanea Castello di Rivoli: dopo il passo indietro di Jens Hoffman, chiamato dal presidente Gianni Minoli ad affiancare Andrea Bellini, ora è la volta di un nuovo nome, sempre in accoppiata con Bellini: Beatrice Merz - figlia di Mario e Marisa Merz - fino a ieri presidente della Fondazione intitolata al padre Mario, uno dei fondatori dellArte Povera. Leio non nasconde la sorpresa: «Non immaginavo di venire nominata. Sarà unimpresa difficile, ma sono carica». La figlia dellartista non era nella rosa dei prescelti, anzi aveva segnalato alcuni nomi. Lascerà la presidenza della sua Fondazione "Non sarà unimpresa facile, ma sono carica" "Ero una delle candidate possibili perché avevo avuto alcune nomination Ma non me laspettavo" Beatrice Merz, è sorpresa della nomina?«Molto, come è ovvio. Ho saputo della cosa solo oggi (ieri per chi legge, ndr), mi hanno chiamato e chiesto se volevo fare il direttore. Ero tra le persone possibili, perché avevo avuto delle nomination, da parte di Rudi Fuchs e Manuel Borja Villel, direttore questultimo del Reina Sofia. Ma non me laspettavo». Aveva partecipato ai colloqui a Rivoli la scorsa settimana? «No, ero stata segnalata e a mia volta avevo segnalato alcune delle persone invitate, ma non ho partecipato agli incontri con il presidente Minoli. Anzi, credo di essere stata chiamata alla direzione proprio per questo motivo, nel senso che dopo labbandono di Hoffmann sarebbe stato imbarazzante ricorrere a coloro che avevano partecipato a i colloqui, i quali si sarebbero sentiti una seconda scelta. Io rappresento invece unaltra storia». Forse non lavevano chiamata perché lei presiede una fondazione, intitolata a suo padre. Non teme conflitti dinteresse? «Mi dimetterò dalla presidenza e mi dedicherò al Castello, troverò qualcuno che si occupi della fondazione al posto mio. Non vedo un conflitto, sono entrambe istituzioni che lavorano nellarte contemporanea e per le nuove generazioni». Ha già in mente un progetto di lavoro? «Sono convinta che la collezione del museo vada valorizzata attraverso varie iniziative. Poi credo che si debbano anche realizzare mostre con e per i giovani artisti. Penso insomma a due filoni, la storia dellistituzione e la freschezza delle nuove generazioni». La preoccupa la poltrona per due e la condivisione con Andrea Bellini? «No, conosco Andrea Bellini, che già ha lavorato per la Fondazione Merz quando ha curato la mostra di Gino De Dominicis, tre anni fa. Penso che potremo avere una visione compatibile, nei due aspetti cui accennavo prima, tra storia e nuove prospettive». Spaventata del compito che lattende? «Non sarà unimpresa facile, ma sono molto carica». (m.p.)