Come spesso accade nella storia dellarte, allorigine della Madonna delle Vittorie di Piazza Armerina vi è unaltra immagine: licona che la tradizione vuole donata dallimperatore bizantino Alessio Comneno al santuario di Kykko, nellisola di Cipro, in cui la versione tradizionale della Vergine Odigitria (protettrice della Sicilia) conosce una ulteriore variazione, con il Bambino che sembra quasi contorcersi tra le braccia della madre assumendo, dalle mani che afferrano un lembo del mantello ai piedi, un tracciato a S. Siamo, con il comando di Alessio, tra il 1081 e il 1118. Gli anni cioè della Prima Crociata ma anche della espansione dei Normanni nellItalia meridionale e in Sicilia, quando i rapporti tra le estreme regioni dellEuropa continentale e lOriente bizantino conoscono una ulteriore, intricata tramatura di confronti e conflitti. Ed è allinterno di questo contesto che lopera di Piazza Armerina va collocata, costituendo, ancora secondo la tradizione, una ripresa del vessillo che Ruggero dAltavilla avrebbe donato alla città al momento della conquista dai musulmani che per oltre due secoli avevano tenuto lisola. La mostra dedicata alla Madonna della Vittoria allestita nei locali del Museo Diocesano e del Museo della cattedrale ("La Madonna delle Vittorie di Piazza Armerina dal Gran Conte Ruggiero al Settecento" sino al prossimo 27 febbraio, catalogo Electa Napoli a cura di Maria Katja Guida) ricuce adesso, partendo dalle tracce apparentemente labili di quellicona, i lembi di una geografia culturale medievale ancora fortemente indirizzata verso il Mediterraneo orientale, con lisola di Cipro che affiancava la capitale Costantinopoli quale centro di diffusione dei linguaggi tardobizantini esportando tavole dipinte, iconografie, intere botteghe di maestranze - anche mosaicisti - caratterizzati da un linearismo grafico nervoso, lontano dalla fissità cerimoniale e ieratica altrimenti tipica dellarte di Bisanzio. Al punto che quel movimento del Bambino, spezzato piuttosto che sinuoso, che è la sigla specifica della Madonna Kykkotissa, si ritrova non soltanto in Sicilia ma anche nelle Puglie (lesercito bizantino a Bari capitola davanti ai Normanni nel 1071) e nel Lazio: geografia che la mostra ricostruisce mettendo in mostra, accanto allesemplare di Piazza Armerina, le opere provenienti da Velletri, da Viterbo e da Bari, insieme a unaltra versione siciliana come la cosiddetta Madonna dellAlemanna di Gela. È questa la prima sezione della mostra, arricchita ancora da alcuni frammenti di affresco della chiesa di Santa Maria di Piazza Vecchia che indugiano sulla persistenza dei modelli bizantini in questa parte della Sicilia centrale; e poiché le immagini hanno spesso una vita doppia, la seconda parte dellesposizione è dedicata alla diffusione dellicona nei secoli successivi, in particolare nelletà della Controriforma quando il culto delle immagini sacre tradizionali, magari presentate come immagini acherotipe (non dipinte da mano umana) divenne uno dei fulcri della propaganda religiosa della chiesa tridentina. In particolare attraverso lazione capillare condotta dagli ordini religiosi, francescani e gesuiti su tutti, il motivo della Kykkotissa sciamò su oggetti liturgici e frontespizi incisi raggiungendo in questo modo un pubblico sia popolare che colto. La dimensione storica e stilistica di quella iconografia venne in questo modo disciolta e riassorbita nel suo rinnovato valore cultuale, rimanendo preservata nella memoria delle singole comunità. Il percorso espositivo è integrato dal modello e dal disegno della cupola della cattedrale, dove la Madonna delle Vittorie è abitualmente custodita sopra laltare maggiore, collocata tuttavia a una altezza che ne pregiudica la fruizione.