Ci sono personaggi inventati sotto le Due Torri, come il Padre Eterno o la Meraviglia Al Museo Davia Bargellini una storia cittadina dei creatori di figure e paesaggi fra '700 e '800 fiorì una scuola che nulla aveva da invidiare a Napoli e Genova OGNI regione italiana ha la sua tradizione in fatto di presepi, ma la storia scritta da Bologna in questo campo non ha nulla da invidiare alle pagine ben più note lasciate da città quali Napoli o Genova. Dalle botteghe artigiane sotto le Due Torri, tra il 1700 e il 1800, uscirono figure di pastori e di adoranti mai viste prima e ambientazioni che ebbero poi amplissima diffusione. E una tradizione che ancora si tramanda, sia pure in forme più semplici: sono le statuine industriali in plastica stampata, come quelle in pezzi unici che escono dalle botteghe degli artigiani bolognesi di oggi. I loro nomi: Leonardo Bozzetti, titolare di un laboratorio aperto da tre generazioni, Pietro Campagnini, Arnaldo Cavallini e Francamaria Fiorini. Sono loro che perpetuano gli antichi saperi alle giovani generazioni, e sono dunque gli odierni protagonisti della mostra «Presepiai e presepi attraverso i secoli», allestita fino al 31 gennaio al Museo Davia Bargellini (Strada Maggiore 44; info 051236708): la cura Silvia Battistini, in collaborazione con Gioia e Fernando Lanzi del Centro studi per la cultura popolare. Nel percorso espositivo i maestri artigiani contemporanei ripropongono le loro creazioni a confronto con le statuine storiche delle collezioni del museo, molte delle quali restaurate da Pietro Antoni, colui che ha riportato alla luce i colori originali antichi, coperti da patine oleose. Poi ci sono gli stampi e gli scarabattoli, ovvero gli scenari in cui sono ambientati i presepi. «Proprio su questi elementi Bologna si distingue dalle altre città - spiega Fernando Lanzi - . Negli allestimenti napoletani, ad esempio, si fa quasi fatica a trovare la Natività, relegata in secondo piano. A Roma è pressoché nascosta da palazzi con colonne classiche. Invece nella nostra tradizione la Sacra Famiglia è in primo piano, a volte di dimensioni superiori al resto delle statuine. E intorno a loro si sviluppa un paesaggio che si ispira chiaramente allAppennino emiliano». Ci sono anche le figure inventate proprio a Bologna: il Padre Eterno, la Meraviglia, la Devozione, lAdorazione e il Dormiglione, una figura «negativa» perchè si assopisce ubriaco. «Pur portando avanti le tradizioni di ieri, i presepiai di oggi continuano a sperimentare - aggiunge ancora Lanzi -. Ad esempio, Campagnini e Cavallini hanno introdotto il presepio nel presepio, in maniera più o meno simbolica o diretta. E in mostra compare uno scarabattolo con una bella tavolata di monaci e sullo sfondo un giovane in abito talare, arrampicato su una scala, che cerca di aggiustare un pezzo di cielo di carta di un presepe che si sta staccando». E se questo non bastasse, ha una storia bolognese anche lintroduzione di pezzi in movimento: «Padre Lambertini per primo, trentacinque anni fa, nella chiesa di San Francesco, mise in moto il presepe con una serie di meccanismi riciclati, fatti di vecchie pulegge, ruote di biciclette e pezzi di lavatrice».