Fiorente il commercio clandestino di oggetti di deportati e di gerarchi del Terzo Reich È forte la domanda dei collezionisti del "macabro". E i nipoti delle SS provano a far soldi dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Chissà se la scritta di Auschwitz ritrovata ieri era destinata al mercato dellorrore. Lo scopriranno gli inquirenti polacchi. Di sicuro, si può dire che il commercio più o meno clandestino di simboli nazisti esiste perché, evidentemente, cè una domanda di questi per così dire memorabilia e qualcuno immagina persino di poterci guadagnare dei soldi. Come, ad esempio, lanonimo collezionista che qualche anno fa mise allasta una saponetta con il marchio della Wehrmacht e lindicazione che era stata fabbricata con «grasso umano». Scoppiò uno scandalo, in Israele. Furono interpellati gli esperti dello Yad Vashem, il museo dellOlocausto che si è dato il compito non soltanto di conservare la memoria dello sterminio, ma anche di vigilare che le prove, le testimonianze e i documenti raccolti a sostegno della memoria siano rigorosamente autentici e non inquinati. Ora, a parte il fatto che nemmeno i nazisti hanno mai fabbricato sapone industriale con il grasso delle loro vittime, il significato della scritta che compariva sulla saponetta, RIF era chiarissimo: Reichsindustriesfett, industrie di grasso del Reich e non si riferiva, come pretendeva il proprietario della saponetta, agli ebrei. Tuttavia scoppiò un tale putiferio che lasta venne immediatamente annullata. In questo caso si trattò di un tentativo di truffa andato a vuoto. Diverso è il caso di Reiner Hoess, il nipote del famigerato comandante del campo di Auschwitz, Rudolf Hoess che, non molti mesi fa ha scritto allo Yad Vashem una lettera in cui offriva di vendere allIstituto alcuni «effetti personali» appartenenti al nonno. La lettera, intitolata «Oggetti rari, Auschwitz, Comandante Hoess» era, come la sua intestazione, breve, succinta e allucinante. Subito lelenco dei beni: «Ecco diversi oggetti dal patrimonio di Rudolf Hoess, il comandante di Auschwitz: una massiccia scatola resistente al fuoco con insegne ufficiali - regalo di Heinrich Himmler, il comandante delle SS - del peso di 50 chilogrammi, un tagliacarte e un portacarte, diapositive da Auschwitz mai viste prima pubblicamente, lettere dal periodo della sua detenzione a Cracovia. Sarei molto grato di una breve risposta. Sinceramente, Reiner Hoess». Scioccati dal contenuto della lettera, i dirigenti dello Yad Vahem hanno respinto lofferta, accompagnando il rifiuto di prenderla in considerazione con espressioni di sdegno, visto il desiderio dellerede di Hoess di trarre profitto da quei reperti affiorati dalla voragine dellOlocausto. Hoess sè difeso dicendo che lidea di vendere allo Yad Vashem gli era venuta conversando con un amico, il nipote di Baldur von Schirach che fu il leader della Hitlerjugend il movimento giovanile nazista. Dopo aver premesso che lesistenza di quegli oggetti era nota, tanto da aver ricevuto diverse offerte, «ho pensato - ha precisato Hoess - che sarebbe stato appropriato venderli allo Yad Vashem (perché) non voglio che finiscano nelle mani sbagliate». Ma perché, allora, non donarli al Museo? Cè poi una terza categoria di memorabilia nazisti che gli effetti collaterali della globalizzazione portano anche in Israele, perché, si sa, il mercato non ha confini. Era lAprile del 2008, vigilia del giorno della Shoah quando una signora saccorge, dopo aver fatto shopping in un supermercato di Tel Aviv, daver inavvertitamente comprato anche un accendino di plastica, usa e getta, con impressa una svastica nazista e il fotogramma di un fumetto porno-noir, una donna seminuda ma con tanto di cappello della Wehrmacht e fascia rossa. Prodotto ritirato. Come sanno bene i pubblicitari lorrido ripugna e attrae allo stesso tempo. Se non fosse vero, un paio danni fa non sarebbero stati messi in vendita anche in Israele un modello di alti stivali da donna chiamati «stivali di cuoio nazista». Altro scandalo e altre proteste e gli stivali cambiarono rapidamente nome e forma.
FURTO AUSCHWITZ- Lettere, saponi e divise delle SS è un business lasta del nazismo
In Israele, il commercio clandestino di oggetti provenienti dal Terzo Reich è in auge. I nipoti delle SS vendono oggetti appartenenti ai gerarchi nazisti, come la scatola di Rudolf Hoess, il comandante di Auschwitz, e le diapositive da Auschwitz. Lo Yad Vashem, il museo dellOlocausto, ha respinto lofferta di vendere questi oggetti, considerandoli troppo preziosi e sensibili. Alcuni oggetti, come un accendino di plastica con una svastica nazista, sono stati ritirati dai negozi dopo essere stati acquistati inavvertitamente. Inoltre, sono stati scoperti mercati nascosti che vendono oggetti nazisti, come stivali da donna chiamati "stivali di cuoio nazista".
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo