In mostra i lavori di 95 studi italiani: nomi poco noti, ma inventori di "loghi" spesso famosi che abitano le nostre vite quotidiane In pentola sono finiti in 95. Tanti sono gli studi di grafica italiani selezionati per la mostra (e il catalogo Electa) Spaghetti Grafica 2, dopo una robusta scrematura dei 400 candidati che hanno risposto al bando del Ministero della Grafica. Che non è un polveroso organismo burocratico dantan, ma un «promotore culturale» formato da un pool di grafici decisi a far conoscere meglio uno dei rami più blasonati sulla scorta del magistero di Huber, Mari, Munari, Noorda, Steiner ma anche più sotterranei del design contemporaneo Made in Italy. Questa è la seconda tornata di mappatura: la prima, a spettro più ridotto, era confluita lanno scorso in un libro (De Agostini) dalla copertina giallo-grano duro, ben accolto allestero. A coordinare loperazione stavolta cè Silvana Annicchiarico del Triennale Design Museum, che preannuncia per il 2011 una mostra internazionale sul tema, intitolata Design Land. Per i non addetti ai lavori, moltissimi nomi sono da scoprire. I progetti, invece, li abbiamo sotto agli occhi anche troppo spesso, perché, come recita uno slogan riportato in mostra, «nella società dellimmagine, limmagine è importante». Così simpara che dietro la copertina fluo della Smemoranda o i manifesti del Milano Film Festival, cè il lavoro degli Zetalab, con sede in via Tadino. Che la messa a punto della nuova veste grafica del "Corriere" è dellaltrettanto milanese Leftloft (che ha anche una sede newyorkese). Che lironica copertina rosso sangue, farcita di coltelli da cucina, del disco I Milanesi ammazzano il sabato degli Afterhours, ispirato al giallo di Scerbanenco, è di Thomas Berloffa, trapiantato qui da Torino nel '99. O che lart director della free press darte contemporanea Mousse, di stanza in via Arena, è lallampanato Francesco Valtolina. Da questa parziale radiografia nazionale, Milano (presente con una ventina di studi) emerge come centro, allincrocio dei due assi economici che vanno da Torino a Venezia, e dalla Lombardia al Lazio, con qualche eccezione isolata più a sud. Ma anziché per città o anno di fondazione, gli studi sono catalogati per cubature, dagli 0-30 mq dei freelance (il più giovane è il torinese Sabato Urciuolim 23 anni), ai 500 dei più affermati. Lallestimento è pauperista stile ormai di rigore, vista la crisi con un collage di immagini e dettagli che occupa la lunga parete laterale, e 125 libretti in formato A5 sospesi a mezzaria, che documentano i progetti prescelti, penalizzandoli un po, vista la varietà di formati, colori e supporti con cui la grafica esercita la propria creatività. A completare il quadro, su grandi tavoli, i portfolio di tutti i partecipanti, da sfogliare con calma e un certo piacere. Perché non mancano né le belle speranze, né i progetti di qualità, decisamente più vitali del triste logo a forma di cetriolo smunto sfornato due anni fa dal Ministero dei Beni Culturali quello vero, purtroppo per rilanciare limmagine dellItalia "urbi et orbi".