Arriva il federalismo demaniale e Venezia spera, così, di poter ottenere almeno una parte dell'Arsenale oggi inutilizzato, a cominciare dal complesso degli ex Sommergibilisti, destinato nelle intenzioni a diventare il centro di accoglienza dello storico complesso. Nell'ultimo Consiglio dei Ministri, il Governo ha infatti approvato il decreto attuativo che consentirà prossimamente il trasferimento dallo Stato a Regioni, Province e Comuni di beni immobili non utilizzati e abbandonati: case, palazzi, terreni, ma anche spiagge, porti, acquedotti, caserme. L'elenco degli immobili cedibili sarà oggetto di un decreto della Presidenza del consiglio dopo che l'Agenzia del Demanio avrà individuato quelli che dovranno rimanere nelle mani dello Stato. Gli enti locali come i Comuni, se lo vorranno, potranno anche istituire una nuova tassa di scopo, per ottenere dai cittadini le risorse necessarie al recupero degli immobili, anche se è previsto che i beni culturali siano salvaguardati. «Aspettiamo di saperne di più - commenta l'assessore comunale al Patrimonio Mara Rumiz - e soprattutto di capire come verrà formulato l'elenco di beni cedibili dallo Stato, per capire se l'Arsenale o altre aree lagunari come l'isola di Sant'Andrea o l'ex Caserma Pepe potrebbero essere cedute». In questi giorni si è riunito anche il Consiglio di amministrazione di Arsenale Venezia spa - la società mista costituita da Demanio e Comune proprio per il recupero e la gestione del complesso - ed è stato anche approvato il piano di attività per il 2010. Stanno anche per essere aggiudicati i lavori per il recupero della Tesa 105, che sarà la nuova porta d'accesso dell'Arsenale nord. Nel Consiglio, inevitabilmente, si è parlato anche del decreto sul federalismo demaniale e dei riflessi che esso potrà avere, in particolare, proprio per l'Arsenale, visto che la parte sud - in mano alla Marina militare - è ancora larga parte inutilizzata. «Gli stessi dirigenti del Demanio - spiega il presidente di Arsenale Venezia spa Roberto D'Agostino - attendono ancora di avere informazioni più precise da parte del Governo per la definizione dei beni da cedere. Per questo è opportuno che anche il Comune di Venezia si attivi in questo senso, perché le decisioni potrebbero essere rapide». Il rischio, insomma, è quello di rimanere tagliati fuori da dismissioni che invece potrebbero riguardare anche l'area veneziana. Non a caso di recente, il presidente della Commissione Aziende Bruno Filippini, a nome dei commissari che hanno ascoltato recentemente il presidente di Arsenale Venezia spa riferire a Ca' Farsetti su questa possibilità, ha scritto al sindaco Massimo Cacciari, chiedendo che si faccia promotore di una riunione con i consiglieri comunali e i parlamentari veneziani, invitando anche i ministri competenti, per attivarsi affinché Venezia non venga esclusa da questa possibilità e l'Arsenale possa essere restituito alla città. Finora ciò non è accaduto, ma adesso il tempo stringe. Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha ricordato che i Comuni che ricevono dei beni dovranno infatti indicare sui propri siti internet i processi di valorizzazione cui intendono sottoporli.