TORINO Una poltrona per due: l'italiano Andrea Bellini e il costaricano Jens Hoffmann sono i nuovi direttori del Museo d'arte contemporanea del Castello di Rivoli. La nomina, dopo un lungo iter che ha visto il coinvolgimento del Gotha dell'arte internazionale (quasi delle primarie), è arrivata ieri pomeriggio dal consiglio d'amministrazione, convocato sotto la presidenza di Giovanni Minoli. «Abbiamo fatto una scelta strategica che definirei local-global, capace di coprire da un lato il territorio in cui è innestato il museo e dall'altro guardare al mondo intero - dice Minoli -. Inoltre si tratta di due giovani che hanno dimostrato energia e creatività. Da loro ci aspettiamo molto, e abbiamo indicato una strada che può essere di esempio anche per altri musei». Ma chi sono i due nuovi castellani? Andrea Bellini, direttore della fiera Artissima, ha 38 anni, dal 2006 al 2008 è stato Curatorial advisor per il PS1 Contemporary Art Center. Era da tempo il candidato sostenuto dell'assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Gianni Oliva. «Rivendico come valore aggiunto il fatto di non aver mai diretto un museo», aveva dichiarato poco tempo fa alla Stampa. Il suo progetto: «Avere idee nuove su come si può trasformare il museo in un luogo vivo, ibridandolo con altre discipline e rendendolo capace di dialogare anche con il territorio». E oggi l'assessore Oliva non nasconde la soddisfazione: «Minoli - dice - ha lavorato molto bene. Mi sembra un'ottima soluzione in grado di rilanciare il museo». Jens Hoffmann ha 35 anni e per venire a Rivoli lascia la direzione del Wattis Institute for Contemporary Art di San Francisco, dove è direttore e capo curatore dal 2007. Precedentemente, dal 2002 al 2006, è stato Direttore dell'ICA Institute of Contemporary di Londra, ha lavorato al Guggenheim e ha curato la Biennale di Lione del 2007. La doppia nomina - ma il doppio stipendio non supererà quello della precedente direzione unica, fanno sapere informalmente dal museo - sembra venire incontro alla duplice esigenza di non far perdere la faccia all'assessore (la Regione stanzia 3 dei 4 milioni di budget del Castello) che per Bellini si è speso in prima persona, e dall'altro di accontentare chi voleva una figura di livello internazionale, che avesse già diretto un museo e che non disperdesse il prestigio acquisito dal Castello di Rivoli nei suoi 25 anni di vita. Che la scelta cerchi di non scontentare nessuno è anche l'opinione «a caldo» di Matteo Viglietta, della Fondazione Crt per l'arte moderna e contemporanea, nonché collezionista: «Spero di non offendere Minoli se dico che ha fatto una scelta che un tempo si sarebbe detta democristiana. Però mi sembra anche una scelta che possa funzionare e in grado di far crescere il museo». Il mondo dell'arte come ha accolto questa nomina? «Mi sembra una scelta positiva - dichiara Michelangelo Pistoletto, uno dei padri dell'Arte Povera -. Ho lavorato bene con Bellini e conosco Hoffmann. Mi sembrano due giovani capaci di mettere energia in progetti nuovi. E non mi stupisce la doppia direzione, l'ha già avuto ad esempio un'istituzione come il Palais de Tokyo di Parigi». E un po' come avviene alla Serpentine di Londra, tra il global Hans Ulrich Obrist e la local Peyton-Jones, la divisione di compiti tra i due sembra chiara: Bellini (che lascerà la direzione di Artissima, come si legge nel comunicato del Castello) guarderà soprattutto al territorio cui è già legato grazie alla fiera, Hoffmann dovrebbe invece mettere a frutto le sue esperienze internazionali. «Avremo - ironizza Achille Bonito Oliva - un direttore plurale. Ma tutto sommato mi sembra una scelta positiva: innanzitutto per il metodo seguito, perché c'è stato davvero un concorso internazionale. Poi perché mi sembra che così si possa garantire di non disperdere il prestigio accumulato in questi anni. Minoli si è adoperato per uscire dall'impasse ed evitare che la nomina sembrasse ubbidire a un diktat politico. Conosco Hoffmann e lo stimo molto. Il suo background e la sua visione aperta gli permettono di spaziare sia tra gli artisti dei paesi emergenti sia tra quelli dell'Occidente». Ottimista si mostra anche Ugo Nespolo, un artista critico delle passate gestioni del museo: «Per me Rivoli era diventato un cimitero, credo che due giovani come Bellini e Hoffmann possano finalmente portare una ventata d'aria nuova, mescolare le carte, portare gente al museo, aprirlo ad altre discipline come il cinema». È troppo presto per sapere se il cocktail funzionerà: «Ma Hoffmann e Bellini già si conoscevano, e si stimano. In più nei giorni scorsi hanno avuto modo di scambiarsi delle idee» dice Minoli. Subito dopo la nomina, ieri sera c'è stato un primo colloquio. Ufficialmente i due entreranno in carica il 1 gennaio, subentrando a Carolyn Kristov-Bagarghiev in partenza per dirigere Documenta, a Kassel. Che cosa ne pensa dei due eredi Ida Gianelli, direttrice di Rivoli, dal 1984 al 2008? «No comment: non mi sembra opportuno fare dichiarazioni».
TORINO - Rivoli, una poltrona per due
Il direttore del Museo d'arte contemporanea del Castello di Rivoli, Giovanni Minoli, ha annunciato i nomi dei nuovi direttori del museo, Andrea Bellini e Jens Hoffmann. Bellini, 38 anni, ha lavorato come curatore per il PS1 Contemporary Art Center e ha diretto la fiera Artissima. Hoffmann, 35 anni, ha lavorato come direttore e capo curatore del Wattis Institute for Contemporary Art di San Francisco e ha curato la Biennale di Lione del 2007. La nomina è stata annunciata dopo un lungo iter e ha coinvolto il Gotha dell'arte internazionale. Minoli ha dichiarato che la scelta è stata "strategica" e che i due nuovi direttori saranno in grado di coprire il territorio e guardare al mondo intero.
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