Il caso «Restituiteci la Nefertiti e la Stele di Rosetta». Dopo tanti appelli, lEgitto minaccia di passare dalle parole ai fatti. Zahi Hawass, responsabile del Consiglio superiore delle antichità del Cairo, ha annunciato ieri che chiederà formalmente la restituzione dei reperti esposti al Neues Museum di Berlino e al British di Londra. Rinvenuto nel 1912 durante una campagna di scavo a Tell el-Amarna, il busto della regina fu portato subito in Germania dal suo scopritore, il tedesco Ludwig Borchardt. Secondo Hawass, il trasferimento avvenne però con la frode: larcheologo avrebbe finto di portare con sé una semplice statua in gesso. «Sono sempre stato ottimista. Ogni volta che richiedo indietro unopera darte questo avviene», ha detto il responsabile egiziano, che ha appena incassato il rimpatrio di cinque frammenti di epoca faraonica conservati al Louvre di Parigi. Un successo che Hawass spera adesso di ripetere riportando a casa non solo la Nefertiti, richiesta da tempo, ma anche la Stele di Rosetta, lantica lastra con le grafie egizie custodita al British Museum dal 1802: «È il simbolo stesso dellegittologia e per questo dovrà essere esposta nellormai imminente Grand Museum, che sorgerà a Giza, vicino alle piramidi e alla Sfinge. In questo ho lappoggio incondizionato del presidente Mubarak. Sarebbe un modo appropriato per riparare ai torti commessi durante la fase della colonizzazione». Se da Londra, per ora, non rispondono alle richieste del Cairo, diverso è latteggiamento di Berlino. In un documento, il Neues Museum ha negato che Friederike Seyfried, direttore della collezione egiziana si sia incontrato con Hawass per discutere i dettagli della restituzione della Nefertiti. Non solo. Listituto tedesco sottolinea che il busto fu acquistato legalmente e non sottratto allEgitto con linganno. La nuova battaglia per le restituzioni è solo al primo atto.