ALLE prime due lezioni del ciclo "parole per la città", curate dal Centro don Ballettoe dalla Fondazione di Palazzo Ducale e dedicate all' idea di salvezza nelle diverse, grandi religioni del mondo, si sono presentate talmente tante persone da costringere gli organizzatori a procurarsi seggiole di fortuna, che non sono comunque bastate ad accogliere la folla che gremiva la sala del Minor Consiglio. È il segno di una domanda esistenziale largamente condivisa e di una curiosità intellettuale, oggi, in tempi di grandi confronti e affronti religiosi e culturali, ancor più utile e apprezzabile. Rendersi conto che, per l' ebraismo, la salvezza non è tanto un fatto personale quanto collettivo e globale, di tutta l' umanità e di tutto il creato; che, per il buddismo, essa non rimanda a niente di ultraterreno, ma concerne il qui e ora che va liberato dal dolore, è un' esperienza culturale e spirituale notevole e intrigante, che i prossimi appuntamenti di gennaio, sull' induismo e l' islamismo, oltre che, ovviamente, sul cristianesimo, renderanno ancora più piena e articolata. L' offerta culturale a Genova mette al centro un tema tipicamente natalizio (la salvezza) e lo declina nelle lingue e narrazioni diverse che l' umanità ne ha fatto e ne fa. Peccato che non la raccolgano gli irriducibili avversari della moschea, così accecati dall' ignoranza: capirebbero il gesto di inciviltà, oltre che di puro autolesionismo socioeconomico, che compiono respingendo quel nobile luogo di culto dal loro quartiere, come se fosse una fabbrica che inquina. Per non parlare, si capisce, della valenza anticristiana della loro avversione, che il card. Bagnasco farebbe bene a stigmatizzare parlando a Natale ai genovesi di buona volontà. La partecipazione alla nuova serie di "parole per la città" dimostra comunque che c' è una Genova che vuole conoscere, capire. Che ragiona, si confronta. C' è da esserne compiaciuti . I numeri stessi sono eloquenti. Alle iniziative di Palazzo Ducale, tra conferenze, presentazioni di libri, cicli di lezioni, hanno partecipato nel 2009 40 mila persone, 25 mila nel solo autunno. Se si aggiungono le presenze ad analoghe attività promosse dallo stesso Comune e da enti e associazioni varie si raggiungono cifre che giustificano persino quella moltiplicazione dei centri decisionali (assessorato, fondazione, consulenti del sindaco), che, da ultimo, come ha mostrato il gesto polemico di Dalla Chiesa, ha creato qualche problema. La Sindaco ha forse ecceduto nominando tre persone diverse a fare la stessa cosa, ma è certo che le ha scelte tra le migliori disponibili. E i risultati si sono visti. La Fondazione cultura ha funzionato a pieno ritmo e ha fatto del Ducale il vero centro culturale e pensante di Genova, come testimoniano i numeri riportati, cui andranno aggiunti i quasi 250 mila visitatori delle varie mostre, e come attesta il richiamo che il Palazzo di piazza De Ferrari ormai esercita anche su luoghi istituzionali del sapere superiore, a partire dall' Università, che vi trova spazi e sostegni di cui non dispone più in proprio. Ora occorre diversificare e ulteriormente ampliare il pubblico, un obiettivo cui Dalla Chiesa aveva lodevolmente cominciato a lavorare (e speriamo continui). La sventurata Italia berlusconiana è divisa in due, ancor più che per ideologia e reddito, per conoscenza e cultura. Le comunità locali sono il luogo da cui iniziare a riunificarla. È bello che, da questo punto di vista, Genova, con i suoi teatri (cui si è finalmente aggiunto di nuovo il Carlo Felice) e con le sue istituzioni, sia particolarmente attiva e intraprendente. Investire in cultura significa rafforzare la trincea pacifica in cui resistono la dignità verso noi stessi, il rispetto degli altri, la fiducia in un futuro comune.