LA RIVOLUZIONE partirà martedì: Raffaele Lombardo ha deciso di convocare quel giorno la giunta. PER cominciare a risolvere il rebus della riforma. E nel giro di 48 ore lanciare il più grande valzer di poltrone che la storia recente della Regione abbia conosciuto. Nuovi assessorati, nuovi dipartimenti: si parte. Ma come? La Corte dei conti ha approvato il regolamento attuativo della riforma amministrativa in cambio dell' impegno - contenuto in una delibera di Palazzo d' Orleans - che le nomine dei 28 dirigenti generali vengano fatte entro mercoledì. Ma a proporre le nomine, per legge, devono essere gli assessori e non possono essere gli attuali a farlo. Sia per ragioni tecniche - con la riforma le competenze si accavallano - sia per motivi politici: Lombardo non può affidare le designazioni ad assessori in uscita. Deve fare in fretta, il presidente.E culla un' idea suggestiva, almeno per lui: azzerare subito la giunta e assumere le funzioni degli assessori, quindi proporre e deliberare da solo le scelte degli alti burocrati. Ma alcuni fra i suoi più stretti collaboratori gli hanno fatto notare che questa soluzione costituirebbe una forzatura giuridica. Così, non è da escludere che Lombardo cominci il cammino prima di Natale per concluderlo dopo, comunque entro Capodanno. Ieri il governatore ha confermato - durante un brindisi con i dirigenti dell' Mpa a Catania - che ci saranno «due o tre cambi nella compagine di governo». Dovrebbero uscire i due assessori «lealisti» Antonino Beninati e Mario Milone - non sono da escludere dimissioni nei primi giorni della prossima settimana - e c' è ancora da risolvere il caso Armao. L' assessore alla Presidenza, che ha dovuto restituire tutte le deleghe per evitare che l' Ars sanzionasse con la sfiducia il suo conflitto d' interessi, non vuole lasciare la giunta. Ma il Pd, che guarda con attenzione alle mosse di Lombardo per garantire un appoggio limitato alle riforme, ha già fatto sapere che la presenza di Armao renderebbe difficile qualsiasi forma di dialogo. Se già ci sono, i nomi dei nuovi assessori sono chiusi nella cassaforte del governo. Dovrebbero essere tecnici non troppo sgraditi al Pd. Unico nome circolato, sinora, quello dell' economista Mario Centorrino. Di certo, l' attenzione di Lombardo e degli alleati, già da diversi giorni, è puntata sulla nuova mappa degli assessorati e sui tre assessorati «pesanti» partoriti dalla riforma. L' Energia, in primis, gestirà il business delle fonti alternative (dal fotovoltaico all' eolico) ma anche settori delicati come acqua e rifiuti. È in questo ramo d' amministrazione che confluiranno le competenze dell' Arra, l' agenzia per i rifiuti che chiude i battenti fra le polemiche per lo stop ai termovalorizzatori e nel bel mezzo di un' emergenza che avvicina la Sicilia alla Campania. Ma un ruolo chiave avranno anche il nuovo assessorato alle Infrastrutture (budget: un miliardo di euro di soli fondi regionali) e quello alle Attività produttive, che assorbirà tutte le attività legate al commercio e all' artigianato. Ma non solo: questo assessorato si curerà anche delle autorizzazioni all' apertura dei nuovi alberghi e delle strutture ricettive in genere. Ma fanno gola anche la nuova delega alla Funzione pubblica (due milioni 800 mila euro il budget, ma sono soldi che in gran parte se ne vanno per gli stipendi dei regionali) e quella che mette insieme pubblica istruzione e formazione professionale. Mentre l' assessorato all' Economia, che prende il posto del Bilancio, acquisisce la competenza non secondaria sul patrimonio e sul demanio della Regione. Restano di serie A gli assessorati alle Risorse agricole e alimentari (che si occuperà pure di pesca) e alla Salute. Vengono invece svuotati Beni culturali (il cui budget scende da un miliardo a cento milioni) e il Turismo, che pure assume la competenza su un settore in grande espansione in Sicilia come quello delle produzioni cinematografiche. In controluce, la griglia dei nuovi assessorati nasconde un braccio di ferro fra i partiti che formeranno il governo di minoranza. Perché, per coerenza, Titti Bufardeci che oggi guida la Cooperazione potrebbe finire alle Attività produttive, Luigi Gentile che si occupa di Lavoro potrebbe andare alla Formazione e Gaetano Armao, se fosse confermato, potrebbe occuparsi di Autonomie locali e funzione pubblica. Considerato che Michele Cimino resterà quasi sicuramente all' Agricoltura, la conclusione è che il Pdl Sicilia è destinato a fare la parte del leone. Lombardo ha già confidato ai suoi la sua perplessità. Dunque, ci sarà comunque una rotazione che valorizzerà gli assessori dell' Mpa. E la fibrillazione, in queste ore, riguarda anche l' apparato burocratico della Regione. Il numero dei dirigenti generali, con la riforma, scenderà a 28, con al massimo otto esterni. Potrebbe concludere la sua esperienza alla Regione il professor Robert Leonardi, capo del dipartimento per gli affari extraregionali, e in ribasso vengono date le quotazioni di Cosimo Gioia, dirigente dell' Agricoltura, e di Giovanni Lo Bue (Cooperazione) che potrebbe mettersi a riposo. Da sciogliere i nodi che riguardano il segretario generale Pier Carmelo Russo, che aveva annunciato il pensionamento,e di Rino Lo Nigro, il direttore dell' agenzia per l' impiego il cui nome è recentemente saltato fuori in un' inchiesta di mafia. Fra le new entries potrebbe esserci Gianluca Galati, vice capo di gabinetto di Lombardo di cui il governatore non vorrebbe però privarsi a Palazzo d' Orleans. E anche Gesualdo Campo, ex soprintendente ai beni culturali di Catania, potrebbe entrare nella cerchia dei nuovi dirigenti generali.