TORINO Un vero pasticcio e a farne le spese è uno tra i più importanti musei d'arte contemporanea in Italia. A dodici ore dalla nomina, sabato sera, da parte del neo presidente del Cda di Rivoli Giovanni Minoli di un tandem di direttori, il numero uno di "Artissima" Andrea Bellini e il curatore internazionale Jens Hoffmann, alla guida del Castello di Rivoli, il secondo ha immediatamente rinunciato al prestigioso incarico. Alla base della decisione, la «mancanza di professionalità e correttezza della controparte»: «Avevo chiesto di aspettare a comunicare la notizia, volevo prima avvertire il Wattis Institute di San Francisco che dirigo,e d'altronde non avevo ancora firmato il contratto. Ma non sono stato ascoltato», dice Hoffmann, classe 1974, nato in Costarica da padre tedesco, alle spalle un curriculum impressionante per la giovane età, dalla direzione dell'Institute of Contemporary Arts di Londra alle collaborazioni con il Solomon Guggenheim Museum e la Dia Art Foundation di New York, alla curatela di decine di mostre per il mondo e di diverse biennali. Minoli, che fino a ieri era assai fiero di una coppia da lui definita "local" e global" (da altri invece "di compromesso") getta acqua sul fuoco: «Hoffmann non poteva non sapere che la notizia sarebbe uscita quella stessa sera, credo pertanto che sia sopraggiunto nella notte qualche altro elemento di tipo personale a fargli cambiare idea. A questo punto si va avanti su questa strada, per noi non cambia molto. Bellini resta, gli affiancheremo un altro condirettore o curatore internazionale, sempre che Hoffmann non torni sui suoi passi». Una brutta storia insomma che riapre giochi che sembravano vicini a una conclusione. Perché dietro all'episodio più recente c'è una tormentata vicenda, al centro la ricerca di un nuovo direttore dopo la partenza lo scorso dicembre, dopo 18 anni, di Ida Gianelli e l'annuncio di una "reggenza" limitata per Carolyn Christov Bakargev (che, dopo anni come capo curatrice, domani lascia definitivamente alla volta di Kassel, dove dirigerà "Documenta 2012"). Giochi anche politici, perché l'assessore regionale alla cultura Gianni Oliva ha fatto di tutto per collocare Andrea Bellini (38 anni, un passato newyorkese nella redazione di Flash Art e come curatorial advisor al "P.S.1 Contemporary Art Center", ora in forze a Torino dove dirige anche il Frac, Fondo regionale per l'arte contemporanea) ai vertici del museo. Sfidando le diffidenze di molti, che non lo ritenevano adatto a tale compito. Si è formato così un comitato di esperti (tra questi il primo direttore di Rivoli Rudi Fuchs, ma anche Nick Serota e Manuel Borja-Villel, ai vertici della londinese Tate Modern e del Reina Sofia di Madrid) che ha suggerito una rosa di nomi del gotha internazionale cui chiedere un progetto culturale, poi convocati a Rivoli. Tra questi Daniel Birnbaum, Carlos Basualdo, Massimiliano Gioni e lo stesso Hoffmann. Che aveva accettato ma con riserva, salvo poi dire di no. Qualcuno sostiene che dietro alla decisione ci sia anche la scarsa sintonia di vedute con Bellini, che parrebbe più attratto dagli eventi che dalla collezione, di recente molto arricchita, grazie alle acquisizioni della Fondazione Crt. «Certo avevamo due progetti diversi, ma c'era la volontà di collaborare. Ora toccherà al Cda decidere, potrei anche tornare a dirigere "Artissima"», commenta Bellini. Chi proprio pare non rassegnarsi è Carolyn Christov Bakargev, che sognava di lasciare il museo in ben altra situazione: «Vedo in tutto questo una mancanza di professionalità. L'unica cosa che mi sta a cuore è il Castello di Rivoli, invece è avvenuto un disastro. Hoffmann sarebbe stato un fantastico direttore, aveva anche accettato la soluzione proposta. Poi quella decisione di precorrere i tempi, di annunciare una decisione che per lui non era definitiva. Mi chiedo se ci si rende conto che Rivoli è uno dei grandi musei del mondo, rispettato ovunque, e Hoffmann assai noto sul piano internazionale Quel comunicato uscito anzi tempo è rimbalzato in pochi minuti sui siti di tutto il mondo».