Ho avuto occasione di leggere la bella lettera scritta da Giacomo Luppichini e pubblicata dal Tirreno, a proposito della vendita, vera o presunta, del Teatro Solvay. Solo qualche piccola riflessione scritta da chi, sia pure per un breve periodo, ha avuto modo di conoscere ed apprezzare da vicino Rosignano, il suo territorio, la sua gente e la scrivo con un'ottica un pò particolare, tenendomi fuori da polemiche di cui non conosco gli elementi sostanziali. Intanto vorrei dire che ho imparato in anni di attività che in certi settori quali la cultura, il pubblico ed il privato non sono eguali, se non altro perchè il pubblico, nei casi migliori, ma sono tanti, soprattutto in Toscana, ha un'attenzione particolare per le esigenze della propria comunità e soprattutto si rende conto, pur dovendo fare i conti con la endemica scarsità di risorse, dell'importanza che la promozione della cultura e la sua diffusione rivestono nella formazione dell'identità e dunque nella crescita della comunità stessa. Poi perchè la proprietà pubblica di una struttura votata alle attività culturali e di spettacolo, può favorire la partecipazione dei cittadini meglio di quanto normalmente facciano i privati (ovvio che esistono importanti eccezioni). Visto che lavoro a Prato, ho sotto gli occhi il valore che ha assunto nella vita culturale della città il Teatro Politeama. Bellissimo, storico, teatro di proprietà privata, gestito da privati, chiuso e abbandonato nel 1985. Nel 1994 nasce la Politeama s.p.a., che si è preoccupata attraverso una serie di iniziative, di sensibilizzare la città per il recupero della struttura. Lo spirito della Politeama s.p.a. è quello della "Public Company": per permettere a tutti di dare il proprio contributo, il costo dell'azione era di sole mille lire. Ci sono voluti due miliardi e ottocento milioni per l'acquisto del teatro e circa la stessa cifra per il restauro. Consistente partecipazione a questo progetto hanno avuto la Provincia ed il Comune di Prato, l'Unione Industriali, e molti altri. Oggi il Politeama è un teatro in piena attività ed è una istituzione culturale di cui la città intera è orgogliosa. Perchè dunque non provare a raccogliere la proposta di Giacomo Luppichini, con l'obbiettivo di riqualificare e rilanciare il Teatro Solvay, in una città come Rosignano che oggi più che mai sente il bisogno di riaffermare la propria identità ed il proprio essere comunità? Potrebbe essere questa l'occasione di una riflessione collettiva su una strategia culturale che se per molti versi ha dato segni di grande vivacità ed impegno, forse richiede, alla luce di quanto avviene intorno a noi (il mercato, la contemporaneità, i nuovi linguaggi dell' arte...) qualche aggiornamento, anche per capire con sufficiente approssimazione quale dovrebbe essere la collocazione del Teatro Solvay non solo nell'ambito delle politiche culturali di Rosignano, ma anche e soprattutto rispetto ad un territorio in cui sempre più forte è l'esigenza di "fare sistema". Penso non solo al teatro, alla danza, alle arti visive, su cui l'impegno di Rosignano è da sempre molto forte, ma anche al cinema che in questa città ha una grande tradizione. Perchè il teatro Solvay non potrebbe divenire il luogo dove insieme al teatro ed alla musica, si vede, si insegna, si promuove, si studia, il linguaggio delle immagini in movimento? regista direttore scuola Magnani