«Nessun maggior dolore che ricordarsi dei tempi felici nella miseria», dice Francesca a Dante prima di raccontargli la sua storia. E in effetti tra le miserie di questi tempi, di crisi e discredito per l'università, è perfino difficile decidere quali siano i risvolti della vita universitaria che pesano di più sulla vita di chi ci lavora. Ma certo, uno dei settori nei quali più si avverte la conseguenza dei tagli operati dalla politica governativa è quello delle biblioteche specializzate, cioè legate ai diversi campi disciplinari in cui è diviso il sapere. Non che sia facile ricordare un «tempo felice» per questi organismi, nati e cresciuti spesso per caso, spesso dalla passione sapiente di studiosi eminenti. Però è un fatto che queste biblioteche sono spesso giacimenti di inestimabile valore storico e scientifico, veri tesori culturali in cui si può leggere la storia dell'arte, della medicina, della fisica e del pensiero civile di alcuni secoli. Va detto che a Pisa da alcuni anni era in atto la riorganizzazione di questi tesori: distinte dalla gestione diretta delle facoltà e dei dipartimenti, le biblioteche avevano guadagnato in valore; e si erano meglio orientate a tener conto della loro funzione didattica e di ricerca. Il "Sistema Bibliotecario di Ateneo" (frutto del lavoro di diversi funzionari e operatori che molti di noi ricordano con gratitudine) è stato un grande passo per la rivalutazione del tesoro dei saperi universitari, e non è certo finito. Ma proprio perché il Sistema (Sba) ha avuto un così serio sviluppo, la miseria attuale ha acquistato una visibilità anche maggiore. I tagli in atto al contributo dell'ateneo per le 15 biblioteche attive ha inciso su tutti gli aspetti vitali. Nel 2009 abbiamo messo in bilancio il 3840 in meno dello stanziamento 2008; e ci aspettiamo un calo ulteriore del 10 nel 2010. Quali sacrifici sono stati necessari? Molte biblioteche hanno dovuto rinunciare agli abbonamenti alle riviste scientifiche, che sono il sistema circolatorio della ricerca; le riviste, scientifiche e umanistiche, sono spesso vive da tempi lunghissimi (anche più di 100 anni!), e interromperle significa danneggiarne il valore storico e culturale. Per università come la nostra si tratta di un danno difficilmente riparabile. Molte biblioteche hanno dovuto ridurre gli orari di apertura (orari che negli ultimi anni erano stati mantenuti o addirittura aumentati con un meritorio sforzo). Questo significa perdere lavoro specializzato e danneggiare gravemente la didattica. Alcune biblioteche hanno avuto emergenze più gravi e elementari. Ne daranno notizie al centro del Sistema. La sensazione è quella di trovarci in un tempo di guerra... (docente di letteratura italiana all Università di Pisa)