Statue e facciate di palazzi deturpate da croste e macchie nere? Arriva il biorestauro. Una ripulitura con l'applicazione di batteri vivi che eliminano sgocciolature e croste nere su marmi o pietre. «In questi casi usiamo batteri desolfuricanti che trasformano i solfati in idrogeno solforato, un gas che si libera nell'aria, quindi con un tampone di cotone si rimuovono le particelle nere» spiega Claudia Sorlini docente di microbiologia agraria all'Università di Milano, intervenuta di ieri con Giancarlo Ranalli dell'Università del Molise, alla conferenza sul tema organizzata dall'Accademia dei Georgofili. Dieci anni di ricerche e test per selezionare i «batteri restauratori» che vivono in ambienti naturali e verificarne l'efficacia. «Abbiamo iniziato 3-4 anni fa con i primi esperimenti sul Duomo di Milano. Recentemente sulla "Pietà Rondanini" di Michelangelo al Museo del Castello Sforzesco - prosegue l'esperta -In questo caso la situazione era complicata da incrostazioni con residui di gessi. Abbiamo applicato solo i batteri desolfuricanti e il residui calcidici sono sgretolati da soli». Un lavoro delicato, aggiunge la docente, perché i batteri vanno usati con precauzione. Le applicazioni durano da 8 ore a pochi giorni, quindi le colture di batteri vanno rimosse completamente dalle superfici. «Abbiamo lavorato anche sul restauro degli affreschi staccati del Camposanto di Pisa, opera quattrocentesca di Spinello Aretino -racconta Ranalli - alterati per l'aggiunta di colla animale, ormai indurita. Qui abbiamo usato batteri di Pseudomonas stutzeri: selezionati e coltivati in grandi quantità, infine distribuiti su 27 metri quadrati di affresco. Dopo 12 ore hanno digerito e volatilizzato tutta la colla. Un risultato eccellente, più economico di altri trattamenti». Prossimi interventi? «Su un papiro che avvolgere una mummia egiziana, per separare i vari strati e riportare alla luce le scritte, su incarico dell'Istituto egittologia Università di Milano - prosegue Sorlini - Oltre che per il Teatro di Epidauro e i sassi di Matera».