Sono troppe le lottizzazioni dove nessuno acquista, e gli ambientalisti non hanno tutti i torti. Ora bisogna puntare sulla qualità Tornerà il ballo del mattone, ma sarà diverso, meno sfrenato, meno spregiudicato. «Ci sarà futuro solo per un'edilizia di qualità. Pochi mattoni ma buoni e ad un prezzo giusto», osserva Maurizio Berrighi, 50 anni, imprenditore edile della Val di Cornia, a capo di un gruppo di aziende che danno lavoro a cento dipendenti. «Sì, come costruttori bisogna fare autocritica. Quando il mattone girava forse molti ne hanno approfittato. Hanno costruito senza puntare alla qualità. Tanto per fare soldi. Oggi i nodi sono venuti al pettine», dice Berrighi. Asor Rosa ha ragione. E i nodi sono le tante lottizzazioni ferme, che nessuno acquista. Case nel deserto. I tanti insediamenti brutti da vedere. Le denunce di Oliviero Toscani, Alberto Asor Rosa e Salvatore Settis contro la Toscana del cemento. Berrighi riconosce: «Sicuramente hanno ragione quando si riferiscono ad episodi eclatanti, reali, ma che per fortuna ritengo essere casi isolati». Insomma, occorre fare punto e capo: «La ripresa sarà lenta. Prima deve riprendersi l'industria. Bisogna che la gente torni ad avere soldi da investire. Solo a quel punto tornerà il mattone. Ma dovrà essere di qualità, in zone poco costruite, di forte richiamo», spiega Berrighi. Le perle etrusche. L'industriale della Val di Cornia non a caso punta il futuro prossimo della sua attività sul golfo di Baratti e in quella lingua di costa, tra San Vincenzo e Piombino. L'anno che verrà segnerà l'avvio dei lavori per la ristrutturazione della fattoria di Poggio all'Agnello (con centro congressi, centro benessere e un albergo da 800 posti letto) e Rimigliano. Quest'ultima tenuta è stata acquistata dal fallimento della Parmalat, si estende per 550 ettari ed è costituita da ville, casali e poderi. Alla fine, nel 2014, dovrebbero spuntare cento appartamenti di pregio e un albergo di 75 camere. Da Pecci a Antinori. Due perle nel cuore della costa etrusca. Lo stile dell'imprenditore è questo: scegliere posti d'incanto e attorniarsi di soci di nome illustre. Dal finanziere Alberto Pecci, uomo d'affari pratese, a Piero Antinori, alla famiglia Falck. E con questi e altri nomi di lusso, Berrighi un anno e mezzo fa fu sul punto di acquistare il Livorno. Il calcio gli piace, tifa per l'Inter ed è stato presidente del Venturina, ma alla fine Spinelli si è tenuto il suo Livorno e oggi Berrighi brinda: «L'ho scampata grossa. Sì, il calcio dà immagine ma costa troppo e poi io amo tenere un profilo basso. E soprattutto una regola d'oro per me è quella che un imprenditore deve essere un mastino nel suo settore, ma non svolazzare in altri». Dai libri al cemento. Sostiene, Berrighi, che questa regola l'ha imparata da papà Mario, ex barrocciaio e cavatore, che nel 1962 avviò l'azienda con un prestito di 700mila lire. Maurizio aveva tre anni. A 17 anni raggiunse il babbo in azienda. La scuola non gli piaceva, la marinava spesso, così una mattina disse alla mamma Maria Pia che avrebbe lasciato i libri («Oggi quello che so, compreso il francese e l'inglese, l'ho imparato da autodidatta»). Papà Mario si mise a piangere, poi però se lo prese con sè, facendogli fare la gavetta: levataccia ogni mattina, poi via con gli operai e i lavori più ostici toccavano al figlio del padrone. A 23 anni imprenditore. A 22 anni Berrighi si sposa con Vania Fiorini, che lavora con lui in azienda, e dalla quale ha avuto due gemelle, Giulia e Sara (quest'ultima dieci mesi fa gli ha dato il primo nipotino, Cesare) e Alberto di 12 anni. Un anno dopo altra svolta, Maurizio non vuole più fare l'operaio ma mettersi in proprio. Da operaio a imprenditore. Il babbo puntò i piedi. «Allora io mi faccio un'azienda per conto mio», si ribellò Maurizio. Dopo due giorni il babbo cedette e lo nominò coadiuvatore. «Attento ragazzo, se vengo a sapere che ti sei comportato male e non hai rispettato la parola data, con me hai chiuso per sempre». Il mio amico Manciulli. Un insegnamento che Maurizio si è portato sempre dietro, racconta. E lo ha aiutato quando i venti gli hanno soffiato contro. Il fatto di essere iscritto prima ai Ds e ora al Pd ad esempio gli hanno procurato qualche critica. «Facile fare gli affari quando hai sindaci amici...», si è sentito ripetere. Ma lui, Berrighi, amico di Andrea Manciulli, fan di D'Alema, ci tiene a precisare: «Come cittadino sono di sinistra, ma come imprenditore seguo le regole. La prima delle quali è pagare le tasse. Sa quale è uno dei miei vanti? Che quando uscì la notizia del mio interesse per Rimigliano, Manciulli lo seppe a cose fatte».
TOSCANA - Tornerà il ballo del mattone, ma sarà diverso, meno sfrenato, meno spregiudicato. ...
Maurizio Berrighi, imprenditore edile della Val di Cornia, sostiene che la ripresa dell'edilizia dovrà essere lenta e che la qualità sarà la chiave per il successo. Egli riconosce che ci sono stati casi eclatanti di lottizzazioni e di costruzioni di qualità inferiore, ma sostiene che la maggior parte delle aziende costruttrici stanno cercando di migliorare. Berrighi punta il futuro prossimo della sua attività sul golfo di Baratti e in quella lingua di costa, tra San Vincenzo e Piombino, dove si stanno realizzando lavori per la ristrutturazione della fattoria di Poggio all'Agnello e per la costruzione di un albergo e di appartamenti di pregio.
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