Tutto rinviato all'11 maggio 2010. Quando si terrà l'udienza del Tar del Lazio, cui hanno fatto ricorso Fillea, Confartigianato e Cna per contestare la costituzionalità del bando del ministero dei Beni Culturali che fissa i nuovi criteri d'accesso alla professione di restauratore. Criteri rigettati da tempo (l'ultima manifestazione si è tenuta il 12 dicembre a Roma, seguita da un presidio davanti al Mibac) dai 20.000 addetti della categoria, quasi tutti precari, per l'80 donne, età media 32 anni. I decreti, approvati a maggio dal ministro Bondi, prevedono l'istituzione di un albo professionale, al quale si potrà iscrivere solo chi ne avrà i requisiti (un monte minimo di 1.200 ore di formazione, maturato non oltre il 2006, accompagnato da esperienze lavorative nei cantieri, effettuate entro il 2001 e documentate previa certificazione da parte dell'impresa interessata, sul tipo di lavoro svolto, il ruolo ricoperto, la qualifica e il contratto applicato), per poter accedere all'attestazione diretta del titolo o al superamento dell'esame d'idoneità. Ovvero una quota infinitesimale (-5) degli operatori del settore, poche centinaia di diplomati presso le tre uniche scuole statali riconosciute (Istituto centrale per il restauro di Roma, Opificio delle pietre dure di Firenze, Venaria Reale di Torino). Per tutti gli altri, dimostrare il proprio status professionale, acquisito nel corso del tempo, sarà una missione impossibile. Una modalità burocratica kafkiana osserva Serena Morello, coordinatrice nazionale Fillea restauro, perché la documentazione pretesa oggi dal ministero non esisteva in passato negli uffici pubblici, in quanto non veniva né richiesta né registrata. Fino al 2000 non era obbligatoria la certificazione di cantiere ed era assai arduo ottenere un contratto di lavoro. Le nuove norme escludono a priori decine di migliaia di persone, che hanno svolto per anni quell'attività, con gravissime ripercussioni sul loro futuro professionale. Perciò, nell'ambito del confronto che abbiamo ottenuto dal Mibac, ci proponiamo diridiscutere tutto in un tavolo tecnico, che hanno chiesto anche le regioni, per giungere al più presto anna soluzione positiva della vertenza.
RESTAURO - Restauratori, regole kafkiane
Il ministero dei Beni Culturali ha approvato un bando che fissa i nuovi criteri d'accesso alla professione di restauratore. I criteri prevedono l'istituzione di un albo professionale, al quale si potrà iscrivere solo chi ne avrà i requisiti, come 1.200 ore di formazione, esperienze lavorative e certificazione da parte dell'impresa interessata. Questi criteri escludono a priori decine di migliaia di persone che hanno svolto l'attività di restauratore per anni. Le organizzazioni Fillea, Confartigianato e Cna hanno fatto ricorso al Tar del Lazio per contestare la costituzionalità del bando. L'udienza del Tar si terrà l'11 maggio 2010.
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