Da tre settimane sono in carcere per aver cercato di vendere sul mercato nero centinaia di reperti archeologici dell'epoca nuragica. Polizia, carabinieri e il sostituto procuratore Roberto Sparagna sospettano che i tre tombaroli sardi e i due compiici francesi finiti in manette il 10 giugno scorso, abbiano messo le mani su un tesoro di inestimabile valore. Una collezione senza precedenti di statuette in bronzo, manufatti e punte di lancia che risalgono al 1700-1500 avanti Cristo, forse proveniente dal saccheggio di una necropoli finora sconosciuta oppure da una collezione privata mai denunciata. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale seguivano le mosse della banda dei sardi dall'inizio di maggio, quando una fonte confidenziale dei militari aveva rivelato che alcune persone stavano cercando di «piazzare» nell'Italia del Nord un grosso quantitativo di reperti archeologici. Dopo un'intensa attività d'indagine, un uomo agli ordini del tenente Massimo Colazzo è riuscito a mettersi in contatto con i ricettatori fingendosi un facoltoso appassionato d'arte torinese, interessato ad acquistare la «merce» scottante che il gruppo stava cercando di vendere al miglior offerente. E' così scattata una trappola, che lo scorso 10 giugno ha portato all'arresto di Michele Zara, 42 anni; Arturo Paolo Cossa e Giovanni Azzena, tutti della provincia di Sassari. Con loro, a bordo dell'auto che trasportava circa 250 reperti nuragici, c'erano anche due cittadini francesi, Guy Esplat, pensionato; e François Venturini, professore di letteratura, entrambi residenti in Corsica. Sono tutti accusati di ricettazione e di violazione della legge che tutela i beni artistici e culturali. Il primo «abboccamento» risale a metà maggio, quando Cossa è venuto a Torino con un piccolo campione di statuette bronzee e si è incontrato in piazza San Carlo con il carabiniere sotto copertura. Il militare ha subito capito che si trattava di reperti originali e ha dato il via alla trattativa, che si sarebbe dovuta concludere il 28 maggio. Ma un contrattempo ha costretto ricettatori e il falso compratore a rinviare il tutto di una quindicina di giorni. Gli investigatori, ormai certi di poter effettuare un grosso recupero, hanno pedinato il gruppo fin dalla partenza in Sardegna. Di qui, via Corsica, i tre italiani e i due francesi sono sbarcati a Genova e hanno proseguito fino a Torino. Carabinieri e polizia giudiziaria della Procura li hanno fermati mentre si stavano dirigendo verso Ivrea, dove abita la fidanzata di uno degli arrestati. Dal bagagliaio della vettura sono saltati fuori centinaia di figurine in bronzo, ex voto, statuette, oggetti di uso domestico e punte di lancia. Per gli esperti del Nucleo tutela patrimonio culturale si tratta senz'ombra di dubbio di reperti nuragici, appartenuti alla civiltà che si è sviluppata in Sardegna nel periodo compreso fra il 1700 e il 600 avanti Cristo. Dalle tracce di terra rinvenute sui reperti pare che lo scavo sia piuttosto recente e ciò confermerebbe il sospetto che si tratti di materiale proveniente da tombe finora sconosciute, magari trovate per caso nella campagna del Sassarese e del Nuorese. Cossa e Zara (assistiti dagli avvocati Corrado Murgia di Sassari, Salvatore Biosa di Olbia e Gabriella Boero di Torino) pur ammettendo di voler vendere la straordinaria collezione sul mercato nero dei trafficanti d'arte, si sono giustificati dicendo che si trattava di reperti trovati anni fa da uno zio di Zara in un terreno di sua proprietà. «Li ho ereditati da lui -ha sostenuto il quarantaduenne sardo davanti al pm Sparagna - e non sapevo neppure che si trattasse di oggetti di tale valore. Cercavo solo di ricavare qualcosa dalla loro vendita». Oggi alcuni degli arrestati compariranno di fronte al Tribunale del Riesame, per chiedere di essere scarcerati. Ma la Procura non intende mollare l'osso tanto facilmente. Gli investigatori sono infatti convinti che i tombaroli conoscano il sito archeologico dal quale provengono i preziosi reperti e sono sulle tracce dei loro compiici. Anche i còrsi Esplat e Venturini, difesi dagli avvocati torinesi Walter Campini e Franca Mastrogiorgio, nei giorni scorsi hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame: la decisione della corte presieduta dal giudice Pennello è attesa fra oggi e domani.
Bloccati con centinaia di reperti nuragici
Tre sardi e due francesi sono arrestati per aver cercato di vendere reperti archeologici dell'epoca nuragica sul mercato nero. I reperti, che risalgono al 1700-1500 a.C., sono stati trovati in Sardegna e sono stati messi in vendita a un falso compratore in Torino. La polizia ha effettuato un'indagine e ha arrestato i cinque individui, che sono stati accusati di ricettazione e violazione della legge che tutela i beni artistici e culturali. I reperti sono stati trovati in un bagagliaio dell'auto e sono stati identificati come reperti nuragici.
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