Architettura Dalla forza di volontà degli abitanti l'impulso decisivo per progettare il futuro Non è ammissibile trattare di restauro e di ricostruzione dei centri storici dell'Aquila senza ricordare che potremmo aver avuto meno morti e danni se ci fossimo preoccupati della vulnerabilità delle costruzioni, visto che il Paese è soggetto per il 60 per cento al rischio sismico. Prendersi cura degli edifici avrebbe dovuto comportare valutare il rischio sismico dei luoghi e apportare i miglioramenti commisurati, per rendere più solide le fabbriche. Questo è il modo più efficace e meno costoso di esercitare la tutela, in collaborazione con gli enti pubblici territoriali. Dal ministero per i Beni culturali sono state elaborate Linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico e sono state diffuse circolari, che purtroppo non sono state attuate. Interessano più i costosi restauri della parca e modesta prevenzione. Ora che il peggio è avvenuto, non si creda che riavremo quel che si aveva prima. Avremo memorie, simulacri, di ciò che fu, certamente utili per l'identità dei cittadini, ma pur sempre segni di una catastrofe irreparabile. Mai il terremoto aveva colpito con tanta precisione il capoluogo di una regione, salvo Reggio Calabria. La sfida alla cultura e alle istituzioni per salvare questa parte della Repubblica è grande. L'Aquila è nata, come da sempre tante città, da un «sinecismo» di villaggi. La sua peculiarità è che questi villaggi non si sono ridotti o sono spariti con lo sviluppo della città, come sovente è accaduto, ma si sono conservati: esistono ben 63 frazioni nel Comune, cui ora si aggiungono altri 20 villaggetti stabili, edificati dopo il terremoto: il tutto intorno a una città rovinata e svuotata. Consentirà questa eccezionale dispersione un nuovo sinecismo? Sarei propenso ad essere pessimista: sono infatti i cittadini a fare una città, per cui se gli aquilani non rientreranno nel centro aggregatore, avremo una Pompei, o peggio una quinta teatrale con outlet. Sarei pessimista, ma si è verificato un fatto di eccezionale importanza: gli aquilani intendono riconquistare la città e rifondarla, e questo pulsare della città, al di fuori della città proibita, è il presupposto della città futura; la volontà è fortissima, di adulti e giovani. Solo dopo aver verificato ciò, ha senso scrivere di procedure di intervento, di risorse. Non si dimentichi che, in seguito a tanti terremoti, sono stati affinati strumenti culturali e tecnici e procedure organizzative, di cui sarebbe errato dimenticarsi. Serve una riconsiderazione unitaria, alla luce delle conseguenze del sisma, un progetto organico coerente con la storia dei luoghi e la tragedia. Beni culturali e abitati formano infatti un sistema unico. Conservazione e restauro dovranno mirare a recuperare e valorizzare tutte le strutture architettoniche rimaste: l'Aquila è gravemente lesa, ma in grande parte in piedi. Questi lacerti incarnano la memoria civile della vita prima del sisma. Dovrà essere pertanto la conoscenza storica e scientifica a dettare le regole della ricostruzione. La volontà di procedere rapidamente, a causa delle intemperie, dovrà contemperarsi con la qualità della progettazione e dell'esecuzione, e questa prospettiva implica combinare competenze sociali, politiche, amministrative, culturali e professionali. Presidente della Regione e uffici periferici del ministero dovranno lealmente collaborare e, terminata l'emergenza, la gestione ordinaria va ripristinata. Bisogna completare le opere provvisionali, comprendendo in esse lo scavo oculato dei crolli e le coperture provvisorie, ripristinare la rete dei servizi estesamente lesa e tener conto, in primo luogo, delle strade e delle piazze principali dal valore altamente simbolico, del terzo della città più rapidamente ripristinabile e della rete degli edifici pubblici, ossatura della città. Andranno evitate impostazioni precostituite e soluzioni standardizzate. Occorrerà partire da quanto è rimasto, dall'identità delle singole fabbriche e dalle loro trasformazioni attraverso tempo e traumi, privilegiando le ricostruzioni e i consolidamenti meno intrusivi e l'intervento minimo, fisicamente e chimicamente compatibile. Andrà prestata attenzione non soltanto alle fabbriche, ma a pavimenti, pitture murali e stucchi, ricorrendo allo strappo solamente nei casi disperati. Bisognerà scegliere le procedure di gara più idonee per selezionare le imprese: solo quelle che abbiano alle spalle una comprovata esperienza. Restaurare non è un'opera pubblica qualsiasi. I finanziamenti del ministero e della Protezione civile, disponibili e prospettati, dovrebbero permettere di completare le opere provvisionali. I monumenti che possono avvalersi per il restauro di adozioni da parte di Paesi stranieri sono al momento solo quattro. Secondo il sindaco dell'Aquila la ricostruzione costerà nell'insieme e negli anni a venire una decina di miliardi di euro. Sarà possibile reperirli senza un provvedimento straordinario? L'archeologo Dallo scorso 25 febbraio Andrea Carandini (nella foto qui sotto) è presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. Nato a Roma nel 1937, figlio del diplomatico Nicolò Carandini e nipote del direttore del «Corriere della Sera» Luigi Albertini, è un archeologo di fama internazionale, docente dell'Università «La Sapienza» di Roma. Tra le sue opere: «Storie dalla terra» (Einaudi), «La nascita di Roma» (Einaudi), «Sindrome occidentale» (il melangolo), «Remo e Romolo» (Einaudi), «Roma. Il primo giorno» (Laterza), «La casa di Augusto» (Laterza). Nel recente libro «Archeologia classica» (Einaudi) ha accusato alcuni suoi colleghi di «scavomania». Ora Carandini interviene dalle colonne del «Corriere» sul problema della ricostruzione dell'Aquila dopo il sisma del 6 aprile scorso (nella foto a destra, un affresco emerso dalle macerie di una chiesa di Onna in seguito al terremoto)
L'Aquila, emergenza restauri. Dieci miliardi per una rinascita rispettosa dell'identità storica
Il terremoto dell'Aquila ha colpito la città con precisione, causando gravi danni e perdite di vite umane. La ricostruzione della città è un'opera complessa che richiede una valutazione unitaria e una pianificazione coordinata. La città è stata fondata da un sinecismo di villaggi, e la sua peculiarità è che questi villaggi non si sono ridotti o sono spariti con lo sviluppo della città. Oggi, gli abitanti di Aquila intendono riconquistare la città e rifondarla, e la volontà è fortissima, di adulti e giovani. La conservazione e il restauro dei beni culturali e architettonici sono fondamentali per recuperare la memoria civile della vita prima del sisma.
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Bene culturale
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