Beni culturali Bilancio dei primi 100 giorni dalla nomina del manager Cinque anni di tempo per dare forma alla storica incompiuta di Milano: «La Grande Brera è una priorità» del governo per l'Expo 2015. Il ministro ai Beni culturali, Sandro Bondi, ha annunciato il via libera alla svolta attesa da mesi, la nomina a commissario straordinario del suo direttore alla valorizzazione del patrimonio, Mario Resca: il decreto del presidente del Consiglio «è alla firma», questione di giorni. «Brera era un progetto incompiuto da decenni», ha ricordato Bondi. A Resca, ora, il compito di trovare l'accordo tra istituzioni e i 52 milioni di euro necessari per ampliare la Pinacoteca, «farne un museo competitivo a livello internazionale», costruire un «sistema d'arte e cultura» con Palazzo Citterio, Orto Botanico, Biblioteca Braidense e Osservatorio Astronomico. A Resca, ancora, l'incarico di «sbloccare » il trasferimento dell'Accademia dal palazzo storico degli Umiliati, di Maria Teresa e Napoleone: senza il trasloco delle Belle arti, la Grande Brera resterà sulla carta. Cento giorni dall'insediamento della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio, l'occasione d'un bilancio. Dall'accordo con Google per portare Street View fra le rovine di Pompei allo sbarco del ministero su Twitter e Facebook, passando per le aperture straordinarie di Brera e del Cenacolo (4.600 visitatori a Sant'Ambrogio), la strategia di rilancio per l'area archeologica di Roma e gli Uffizi, fino alle campagne pubblicitarie pensate per «combattere» il calo di presenze nei luoghi d'arte (tipo: l'immagine del Colosseo smontato dalle gru e lo slogan «Se non lo visiti, lo portiamo via»). «C'è una domanda di beni culturali, latente ma molto forte, che dobbiamo soddisfare, per le ricadute sul territorio e più in generale per tutto lo sviluppo economico», hanno sottolineato Bondi e Resca: «Puntiamo ad aumentare i visitatori del 3 per cento nel 2010, del 5 nel 2011, del 10 per cento nel 2012». E come? «Investendo sulla qualità e su poche opere». Di certo, non più distribuendo finanziamenti «a pioggia» come fatto in passato, un argomento già sentito. La Pinacoteca di Milano aspetta una «svolta» da quarant'anni. L'ultimo atto di una storia infinita, fatta di promesse mancate e progetti dimenticati, è arrivato nel novembre 2008: una convenzione tra Comune, ministeri della Difesa e dei Beni culturali per il trasferimento dell'Accademia in un'ex caserma militare e l'ampliamento della Pinacoteca nella sede storica. Da allora: solo riunioni, divisioni, polemiche, manifestazioni di protesta degli studenti. «Voglio accorciare i tempi della burocrazia», assicura il prossimo commissario Resca: «Milano avrà un nuovo spazio museale e un'Accademia che possa a sua volta crescere». Restano da trovare i 52 milioni: «Di fronte a un progetto così importante, non mi preoccupano le risorse. Intanto, troviamo una soluzione politica in tempi rapidissimi. Fondazioni, amministrazioni e mecenati, poi, dovranno svolgere il loro ruolo».