Un cantiere aperto notte e giorno, con gigantesche gru che smontano il Colosseo. Dell'anfiteatro voluto dall'imperatore Vespasiano e inaugurato dal figlio Tito nel 79 d.C. non resta che il primo ordine di fornici. Il resto è stato sollevato in aria dai bracci metallici e poi impacchettato e spedito da qualche altra parte. Nel cuore di Roma, nel sito dove sorgeva il Colosseo e dove qualche anno prima le chiare acque di un laghetto rispecchiavano lo splendore della Domus Aurea neroniana, non resterà che una landa desolata, di sabbia e macerie. «Se non lo visiti, lo portiamo via», recita una scritta bianca, stampata contro un cielo plumbeo, rischiarato appena dalle lucine del cantiere in piena attività. È un'immagine che vedremo spesso, nei prossimi giorni. Sulle pagine dei giornali, in televisione, sugli schermi delle sale cinematografiche, delle grandi stazioni e degli aeroporti, sui cartelloni appesi nelle strade e sugli autobus, sui siti internet. Nasce da un'idea del direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca per la nuova campagna di comunicazione del ministero dei Beni Culturali. Sotto lo slogan «Se non lo visitate lo portiamo via» è caduto non solo l'anfiteatro Flavio, ma anche il David di Michelangelo, che appare in volo sui tetti di Firenze rapito da un elicottero tipo «Apocalypse Now» e il Cenacolo di Leonardo, che quattro operai portano via dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. «Abbiamo voluto fare una campagna provocatoria - dice Resca - che colpisca i nostri concittadini e faccia capire loro quello che potrebbe accadere se non valorizziamo il prezioso patrimonio che abbiamo la fortuna di possedere. Vogliamo convincere le persone a visitare i musei e i mounemnti, per farli vivere, per tutelarli. Altrimenti gli altri paesi ci porteranno via il turismo culturale. Una campagna quasi scioccante, ma con il minimo budget che abbiamo a disposizione abbiamo cercate di ottenere il massimo di ritorno». Anche se il Colosseo è forse l'unico monumento a non aver bisogno di pubblicità, visto che è il più conosciuto al mondo, con quattro milioni di persone che ogni anno lo visitano realmente e con almeno venti milioni in modo virtuale grazie a internet. Perché allora non spendere le «poche risorse disponibili» per far conoscere altri musei o siti meno frequentati? «Il Colosseo - ribatte Resca - così come il David o il Cenacolo, sono delle icone e in quanto tali si prestano a diventare delle provocazioni comunicative ». Racconta che qualche giorno fa ha fatto vedere in anteprima l'immagine dell'Anfiteatro demolito al famoso archeologo Andrea Carandini, il quale avrebbe esclamato: «Ma questa è una bestemmia!». «Ecco - prosegue Resca - vogliamo suscitare la curiosità, provocare reazioni, far discutere. Il dibattito culturale non può essere relegato soltanto sui giornali, ma deve svolgersi ovunque, anche per strada. Questa è la finalità della campagna di comunicazione». L'obbiettivo concreto è soprattutto di invertire il trend negativo del turismo nei musei. «Vogliamo riportare nel 2010 i visitatori al più tre per cento rispetto al 2009, al più cinque per cento nel 2011 e al più dieci per cento nel 2012». Per arrivare ai grandi numeri si punta a Oriente. Il progetto è di creare un Museo Italia in piazza Tienanmen a Pechino, ma anche negli Emirati e in Giappone. E a New York. «Ci metteremo dentro opere dei musei italiani, con prestiti a lungo termine. Ci organizzeremo mostre. Vi allestiremo anche ma anche bar e ristoranti italiani, in modo da invogliare i visitatori ad approfondire la conoscenza dei nostri tesori con un viaggio in Italia».
Colosseo choc. Campagna del Ministero con polemiche. Lo slogan: Se non lo visiti lo portiamo via
Il ministero dei Beni Culturali ha lanciato una campagna di comunicazione per valorizzare il patrimonio culturale italiano, con lo slogan "Se non lo visitate lo portiamo via". L'obiettivo è quello di aumentare il turismo nei musei e monumenti, che nel 2009 erano in calo. La campagna include immagini provocatorie, come quella dell'anfiteatro Flavio demolito, e mira a suscitare la curiosità e far discutere. Il progetto include la creazione di un Museo Italia in piazza Tienanmen a Pechino e la partecipazione di opere dei musei italiani in mostre e eventi in Giappone, Emirati e New York.
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