Adriano La Regina lo conosco da una vita. Lo incontrato alla vigilia della presentazione di «Forma» nella sua casa al Palatino. Più che un'intervista, questo è un dialogo. Franco, come avviene tra due vecchi amici. Allora Adriano, facciamo un bilancio. Che cosa lasci ai giovani? «Per carità, se lasciare vuol dire abbandonare, non lascio nulla. Dico solo con schiettezza che ho imparato moltissimo da loro e a loro dico: sottoponete a critica anche aspra l'insegnamento precedente, ma non pensate mai di farne a meno, pena di impoverirvi. E aggiungo: sarebbe importante che il vostro interesse per il mondo antico non si risolva solo negli aspetti tecnici, ma si rivesta della necessaria curiosità che può derivare dallo studio delle fonti: è il rapporto con il passato che ci rende liberi e liberi anche di giudicare il futuro e di vivere il presente in modo autonomo». In questo tuo modo di vivere libero ti sei fatta la fama di essere di essere il «signor no» di Roma nella guida della Sovrintendenza che hai avuto in questi anni e che ora lasci. «Credo di non aver fatto nulla di eccezionale se non il dovere (ed anche il diritto) di applicare la normativa che regola i beni culturali e in particolare quelli archeologici, e di aver avuto anche un po' di buon senso che ho cercato di coniugare con la mia pratica di cittadino in una città come Roma che non ha pari nella storia». Roma però è un magma di situazioni complesse per cui ti hanno accusato di essere un po' troppo rigido in una città che rischia di non poter essere più all'altezza dei tempi della vita moderna... «Ma non è vero! Roma è una città unica nel suo genere. Qui ci sono le stratificazioni storiche di tutta la storia europea e mediterranea dalle fasi protostoriche del Palatino a quelle dell'urbanistica ottocentesca. E si rischia ogni giorno di distruggere ogni cosa, e di mandare all'aria percorsi culturali millenari. Bisogna invece fare in modo di salvaguardare questo patrimonio che porta turismo, lavoro e produttività economica, ma soprattutto protegge la nostra memoria storica e il nostro futuro. Non è possibile vedere pubblicità che coprono interi immobili urbanistici di Roma e complessi di opere d'arte per restauri più o meno veri e interessati che durano mesi e poi anni. Guarda cosa si è fatto a Piazza di Spagna, Piazza Navona e alla Fontana di Trevi impedendo a centinaia di migliala di persone che arrivavano a Roma solo per ammirare quei luoghi, di non vedere nulla. Una città come Roma ha bisogno di una cura continua, strada per strada, rione per rione, perché accanto allo scavo archeologico c'è l'angolo rinascimentale da proteggere, c'è il tratto medievale da conservare, c'è il liberty da ammirare. È non è possibile che i Governi centrali deroghino ai propri obblighi e alle proprie responsabilità. Roma è Roma indipendentemente dal fatto che è capitale e anche se capitale non fosse andrebbe curata soltanto per la sua storia, i suoi resti e l'immagine che ha nel mondo intero». Il Foro, le mostre, compresa l'ultima che sta per aprirsi. «Il Foro Romano ha una priorità assoluta nella conservazione dell'immagine della città, e quanto io ho proposto nel passato (con grande scandalo di molti) e quanto fatto nell'oggi (ostacolato anche in questo caso da molti) stava e sta solo a sottolineare quanto Roma deve alla sua continuità storica e quanto necessitino per la sua salvaguardia gli sforzi perché nessuno osi scalfirla. Le mostre: se ne facciano quante se ne vuole ma nel rispetto dell'ambiente e della storia della città. E solo se sono utili alla ricerca scientifica. Ogni mostra, compresa quest'ultima al Colosseo, ha senso solo se apre discussioni, rilancia argomenti non ancora valutati a pieno e ne introduce dei nuovi».