L'effetto - nonostante le anticipazioni e i commenti che giravano da mesi sul web - è stato quello di una tegola venuta giù dal cielo. Tanto che al prossimo consiglio nazionale di Italia Nostra, fissato per il 23 gennaio, sarà il primo e più importante argomento all'ordine del giorno. «È un provvedimento che, almeno in questa formulazione - commenta a caldo Maria Rosaria Iacono, funzionaria della Soprintendenza ed esponente del vertice dell'associazione - non ci aspettavamo: dire che siamo perplessi è poco». Lo choc è tutto per le anticipazioni, pubblicate dal Corriere ieri a firma di Sergio Rizzo, del primo decreto attuativo del federalismo fiscale che il governo dovrebbe varare entro fine anno, e che già passa sotto il nome di «federalismo demaniale». Prevede il via libera, in sostanza, al trasferimento dei beni immobili dello Stato, ivi compresi quelli di interesse culturale e artistico, agli enti locali. Come dire che la Reggia e gli altri complessi monumentali borbonici potrebbero diventare domani di proprietà del comune di Caserta, della Provincia o della Regione. O di tutt'e tre insieme. Gli unici beni esclusi da tale eventualità, secondo il decreto legislativo di imminente pubblicazione, sono quelli in uso alle amministrazioni centrali (parlamento e governo in primis) o simbolici. «C'è anzitutto un problema di gestione - osserva la Iacono - che verrebbe scaricato su enti che non sono preparati e che non hanno neanche le risorse per questa finalità». Vero è che il trasferimento, come viene spiegato in dettaglio nell'art.4 del decreto, sarebbe a titolo gratuito e che inoltre viene data la facoltà agli enti locali di imporre specifici tributi a carico dei cittadini, ma tutto ciò non risolve la questione. «La Regione, che in questo momento è l'unica a erogare finanziamenti per il monumento - prosegue la funzionaria - di fatto trasferisce risorse dell'Ue che, come tutti sanno, dal 2013 chiuderà i rubinetti». Gestire beni monumentali è un'impresa complessa e pesante, inutile appigliarsi alle entrate che - con biglietti, royalties e legge Ronchey - figurano nell'attivo della Reggia. Manutenzione a parte, i monumenti impegnano numerose unità di personale, lavoratori di base e specialisti. Chi li pagherà? L'obiettivo dichiarato del decreto legislativo - che prevede solo sette articoli e che si appresta a iniziare il suo iter - è valorizzare quei beni che adesso, amministrati dal «centro», vanno in rovina, non rendono niente, e anzi costituiscono soltanto un aggravio per l'erario nazionale. Fermo restando che se si tratta di «beni assoggettati a vincolo storico, artistico e ambientale» essi non possono essere alienati, tutti gli altri saranno, per gli enti locali che li hanno acquisiti, «disponibili», cioè potranno essere venduti. Con quali esiti non si sa, visto che nella stessa relazione che accompagna il decreto si ammette il sostanziale fallimento di operazioni analoghe condotte nel passato, tramutate in vere e proprie «svendite». Ancora più allarmanti, per Italia Nostra, prò, sono le anticipazioni sul meccanismi che potrebbero aprirsi a valle del federalismo demaniale. Il trasferimento degli immobili, infatti, potrà avvenire anche a «fondi immobiliari» in cui, oltre a Comuni, Province e Regioni, hanno diritto di ingresso pure i privati. Ovviamente quelli disposti a metterci soldi o proprietà. «Si configura, nella migliore delle ipotesi - conclude la Iacono - una filosofia economicistica e mercantile del bene culturale: valorizzazione e fruizione non coincidono necessariamente con il profitto se no dovremo chiudere, ad esempio, tutte le biblioteche»