Angelo Morgante è Segretario Generale Coordinamento beni culturali Riunione straordinaria del sindacato Intesa sull'agonia annunciata dell'archivio di Stato di Parma. Il Segretario Generale del coordinamento beni culturali Angelo Morgante, il Segretario Nazionale Gianni Del Signore, il Vice Segretario Nazionale Alessandro Va-glica con il responsabile nazionale degli archivi e biblioteche Grazia Fantetti, si sono incontrati per discutere sullo sfratto dell'archivio di Parma quale decimo archivio d'Italia. Sede della scuola Archivistica, un Dirigente, 24 dipendenti, 3500 ricerche l'anno per studio 25.300 metri di scaffalature ed ora è stato sfrattato dalla sede di Via D'Azeglio, così sulla memoria storica di una città tanto importante per le sue vicende pre e postunitarie si profila l'ombra della provvisorietà, di un futuro incerto. Questo è quanto ci viene riferito dal coordinatore regionale intesa Emilia Romagna Franco D'Emilio in servizio presso l'archivio di stato di Forlì. Questo caso, tuttavia, è solo l'ennesimo esempio della precarietà che insiste sulla realtà degli Archivi di Stato; si tratta di una condizione difficile, pesante che tocca la sistemazione delle sedi, l'organizzazione degli uffici e della loro attività, le condizioni di conservazione del materiale archivistico custodito. Tale condizione esistenziale, da anni irrisolta, ancora di più s'incupisce ai nostri giorni per le affermazioni, gli atteggiamenti, le valutazioni dei quali sono fatti oggetto gli Archivi di Stato: privi della possibilità di garantire un ritorno economico, questi uffici rappresentano per lo Stato una pesante passività con costi d'esercizio comunque sproporzionati rispetto al valore intrinseco, culturale dei beni archivistici custoditi; ad eccezione degli Archivi di Stato, collocati in città di esteso sviluppo storico, a volte centri di grandi civiltà oppure capitali di stati preunitari, la frequenza degli altri archivi, comprese le loro eventuali Sezioni, è cosi esigua, spesso neppure una media di tre utenti al giorno, da non assicurare un ritorno culturale sul territorio; per motivi facilmente intuibili, gli Archivi di Stato sono perlopiù esclusi dal circuito delle sponsorizzazioni e sono costretti alle ristrettezze dello stillicidio per quanto riguarda i finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, tutto questo con grave pericolo per le necessità di restauro, recupero e conservazione del materiale archivistico. Certamente, di fronte alla realtà attuale degli Archivi di Stato, attori di una ricaduta sociale e culturale assai ridotta, ad esempio, rispetto a quella delle biblioteche, non possiamo più chiuderci nell'intrasigente difesa del valore culturale del bene archivistico poiché la stessa culturalità del bene deve correlarsi a evidenti bisogni, istanze di fruizione. Quale via allora prendere per uscire da questa "impasse"? C'è la proposta di chiudere le Sezioni, accorpando il loro materiale documentario a quello degli Archivi dai quali dipendono, e di ridurre i giorni d'apertura al pubblico, contenendo quindi i servizi e le spese di gestione. C'è chi considera con favore la fusione degli Archivi di Stato con le locali Biblioteche civiche, dalle quali spesso sono stati costituiti per distacco; in questo caso i servizi, le spese di gestione, l'organico del personale potrebbero concentrarsi, spalmarsi sulla fruizione libraria e su quella archivistica contemporaneamente, valorizzando i fondi archivistici come beni legati al territorio, spesso correlati a fondi librari della stessa biblioteca civica. Quest'ultima prospettiva pare sensata sia per l'economicità del contenimento dei costi sia per il valore di un maggiore ritorno culturale attraverso l'utenza, tuttavia contrasta con l'attuale distinzione di ruoli tra Enti locali e Stato, rispettivamente gestori delle Biblioteche Civiche e degli Archivi di Stato. Cosa fare? Occorre a tempi brevi aprire un tavolo di studio per la soluzione del problema relativo agli Archivi di stato; "ancora oggi mortificati dallo stesso Ministero" non mancano le risorse umane, le esperienze, le capacità d'analisi e progettuali, ma bisogna far presto prima che la precarietà diventi una lenta, insensata, anche impopolare agonia. Un messaggio va indirizzato al ministro per i Beni culturali Urbani e al nuovo eletto Capo Dipartimento per i beni Archivistici e Librari Salvatore Italia: occorre solo Saggezza, Coraggio d'iniziativa e Realismo, proprio tutto quello che vi è mancato per evitare lo sfratto dell'Archivio di Stato di Parma.
No allo sfratto dell'Archivio di Parma
Angelo Morgante, Segretario Generale del coordinamento beni culturali, ha incontrato il Segretario Nazionale Gianni Del Signore e il Vice Segretario Nazionale Alessandro Vaglica per discutere sull'annuncio dell'archivio di Stato di Parma. L'archivio, che custodisce 25.300 metri di scaffalature e 3500 ricerche all'anno, è stato sfrattato dalla sede di Via D'Azeglio. Questo caso è solo uno degli esempi della precarietà degli Archivi di Stato, che sono costretti a ridurre i servizi e le spese di gestione a causa della mancanza di finanziamenti.
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