La polizia polacca è alla ricerca dei ladri che avrebbero agito su commissione Sdegno nel mondo. L'iscrizione realizzata da un prigioniero MILANO. Hanno rubato un simbolo dell'Olocausto, un segno che portava la memoria sempre viva dell'orrore compiuto nei campi di sterminio. Un furto, che secondo gli inquirenti è stato compiuto su commissione da esperti professionisti. E ora il mondo condanna senza appello l'atto abominevole che offende l'umanità intera. Mani ignote hanno portato via il cartello in ferro battuto. La beffarda iscrizione in tedesco «Arbeit Macht Frei» (Il lavoro rende liberi) era all'ingresso dell'ex campo nazista di Auschwitz, in Polonia. E' la prima volta che la targa, con l'oltraggiosa scritta, viene strappata dal posto in cui fu messa nei primi anni '40. In quel lager, poco lontano da Cracovia, morirono circa 1,1 milione di persone, il 90 per cento erano ebrei, almeno 8 mila italiani. «L'iscrizione è stata rubata nelle prime ore del mattino, tra le 3 e le 5», ha spiegato Jaroslaw Mensfeld, portavoce del museo che gestisce l'ex campo di sterminio, «è una profanazione e chiunque l'abbia fatto sapeva bene cosa stava rubando». Nel frattempo è stata montata una copia della targa, ultimata durante i recenti lavori di restauro. La polizia ha aperto un'inchiesta mentre la prefettura ha garantito che verrà data la caccia agli autori del furto. I ladri, secondo gli inquirenti, erano ben preparati ed informati su come staccare la scritta. Gli agenti hanno potuto risalire alle loro tracce: i cani hanno puntato verso un buco nella recinzione del campo. I ladri, dopo aver sottratto il cartello, sono fuggiti in auto. La polizia sta esaminando le videocamere per trovare immagini utili al riconoscimento dei ladri. Il presidente polacco Lech Kaczynski e il rabbino capo della Polonia, Michael Schudrich, hanno espresso il loro sdegno e rivolgono un appello affinché i cittadini aiutino le forze dell'ordine a ritrovare la scritta. La polizia ha offerto un premio di 5000 zloty (1.190 euro). La targa, quattro metri sopra il cancello di accesso al campo, fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940 da un detenuto polacco, il fabbro Jan Liwacz, schedato con il numero di matricola 1010. Il ministero degli Esteri israeliano ha bollato il furto come un'azione disumana e il portavoce Yossi Levi ha sottolienato che Israele «è allibito e oltraggiato», inoltre si è domandato «quale tipo di mente disturbata possa concepire un atto simile portandosi via il simbolo innalzato dinanzi a un campo di morte». E per Avner Shalev, direttore del museo dell'Olocausto a Gerusalemme, il furto è una «dichiarazione di guerra», e auspica che «il mondo illuminato lavori insieme contro antisemitismo e razzismo».