Benozzo Gozzoli e Aretino di nuovo sotto la Torre Sette splendidi affreschi restaurati di Benozzo Gozzoli e dell'Aretino tornano al Camposanto Si ricompone il pantheon pisano Ricollocati sette affreschi di Benozzo Gozzoli e Spinello Aretino Entro il 2013 tutte le opere al loro posto. Avremo così duemila metri quadrati affrescati fra '300 e '400 Il pantheon pisano si sta ripopolando di capolavori. Sono tornate in questi giorni sulle pareti del Camposanto monumentale opere di straordinaria bellezza. «Quando l'intero ciclo sarà completato, tra quattro anni - ha detto il segretario dell'Opera della Primaziale, Gianluca De Felice - avremo duemila metri coperti da capolavori, che valgono quanto il restauro della Torre, facendo del Camposanto, anche con le sue opere scultoree e altri tesori ancora, un museo unico al mondo». Eccoli di nuovo, splendenti, sulla parete sud tre affreschi di Spinello Aretino, con le "Storie dei Santi Martiri Efisio e Potito", un ciclo in onore dei due martiri sardi, le cui relique erano state traslate a Pisa ed ancora oggi sono collocate nel Duomo, a conferma di come la storia civile e religiosa pisana sia legata, a partire dai primi anni dell'XI secolo, a quella sarda e più in generale al mare. Invece, sulla parete nord stanno per essere portati a termine alcuni recuperi straordinari, oltre 200 metri quadrati di superficie che ci hanno restituito alcune delle scene dipinte a fresco da Benozzo Gozzoli. Tra questi occupa un posto speciale l'"Annunciazione", le cui vicende conservative ci narrano un po' la storia di tutto il ciclo pisano, una storia funestata dal terribile incendio del 27 luglio 1944, durante il quale l'"Annunciazione" subì la medesima sorte toccata a molti dipinti murati realizzati a fresco sul Camposanto monumentale. L'urgenza della situazione e gli scarsi mezzi disponibili in un tempo non ancora di pace, portarono alla scelta estrema nella scala delle possibilità date al restauratore, del distacco dell'opera dalla sede originale, scelta operata in considerazione del grave degrado delle superfici pittoriche e del loro pericoloso sollevamento. Negli anni imediatamente successivi, tra il 1947 e il 1948, le mani del restauratore Leonetto Tintori, coadiuvato dai suoi aiutanti, strapparono dalla parete sovrastante la Cappella Ammannati il dipinto di Benozzo, sezione per sezione, e lo riportarono su telaio. Dall'eternit alla moderna vetroresina, certamente più sicura anche in termini di tossicità, il dipinto ha subito da quel lontano 1948, ulteriori trasporti, fino ad approdare oggi nel luogo per il quale era stato concepito il dipinto. Di mano in mano, il dipinto ha affrontato negli anni numerosi interventi che solo con l'ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle maestranze dell'Opera della Primaziale e diretto da Clara Baracchini, Antonio Paolucci e Antonino Caleca, ha permesso un pieno recupero dell'opera. Numerose e accurate le operazioni eseguite, una sequenza di fasi che ha portato alla rimozione della caseina degradata, alla pulitura e al fissaggio della pellicola pittorica, alla rimozione delle patine e ad una prima fase di integrazione cromatica, realizzata con colori a tempera fortemente diluiti ed applicati con tonalità neutra ed in sottotono al vicino originale. Si è così concluso con l'intervento di recupero di questo capitale brano di pittura rinascimentale, un'opera realizzata da Benozzo Gozzoli nella galleria settentrionale del Camposanto monumentale, insieme alle altre "Storie Bibliche", già iniziate da Piero di Puccio e interrotte durante l'assedio fiorentino. L'"Annunciazione" fu dipinta proprio là dove si apre l'arco di accesso alla cappella: uno spazio che condizionò fortemente l'artista, costretto a dare alla scena un'accentuazione orizzontale, disponendo l'Angelo annunciante e la Vergine in un ambiente fortemente prospettico. Benozzo tentò di conquistare quella profondità negata dalla scarsità di superficie della quale disponeva e al tempo stesso conferì all'opera la cifra stilistica che meglio di altre lo contraddistingue, che lo rese abile ritrattista di scene di vita contemporanea. Ieri abbiamo visitato il cantiere. E il fascino che si ha di quei sette affreschi ricollocati sulle pareti - uno è in corso d'opera - è grandioso. Sulla parete nord c'è un ponteggio su cui restauratori dalle mani d'oro, stanno ricostruendo centimetro per centimetro quei capolavori. Dall'"Adorazione dei magi", all'"Aunnunicazione", ad "Abramo e gli adoratori di Belo" fino alla "Partenza di Abramo e Lot": si sta finendo il ritocco pittorico. Invece, sulla parete sud - risulta completata quella a sinistra dell'ingresso da piazza dei Miracoli - i capolavori ricollacati di Spinello Aretino ("Sant'Efisio presentato a Diocleziano", "Combattimento di Sant'Efisio", "Martirio di Sant'Efisio") si possono già ammirare in tutto il loro splendore. Le opere che sono visibili dall'anno scorso, invece, sono di Francesco Traini, Buonamico Buffalmacco, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio e Benozzo Gozzoli. Sono così quasi 700 metri quadrati quelli visibili, su un totale di 2mila metri quadrati affrescati tra Tre e Quattrocento e che costituiscono il ciclo più esteso al mondo. Infine è stato confermato che entro maggio del 2010, quindo prima dei festeggiamenti per gli 850 anni dalla morte di San Ranieri, saranno ricollocati sulla parete sud gli affreschi dedicati al Patrono di Pisa.