Il Fontego dei Tedeschi a Rialto come sede della Biennale aperta a tutti, una nuova politica di "azionariato" per coinvolgere i privati, una marcata autonomia anche dalla politica, un nuovo rapporto con i veneziani e anche con i direttori delle varie sezioni, che resteranno in carica quattro anni. Su queste linee il presidente della Biennale, Davide Croff, ha presentato il futuro della fondazione ai soci del Lions Club Venezia Host, riuniti l'altra sera all'hotel Europa Regina. Croff da tempo ha intrapreso una sorta di "giro delle sette chiese", dialogando con vari soggetti cittadini, per cercare di convincere i veneziani che la Biennale, con la sua attività, non solo crea un indotto di oltre 50 milioni di euro l'anno (pari a un'azienda di 800 dipendenti), ma può diventare finalmente una struttura con una sua presenza fisica, non estemporanea, in centro storico. L'altra sera, ai soci del Lions, Croff ha detto chiaramente che il Fontego dei Tedeschi è la sede ideale per la fondazione. Lì, se la trattativa con le Poste andrà a buon fine, tornerà l'Archivio delle arti contemporanee una volta che al Vega, attuale localizzazione, sarà completata la cataloga-zione dell'immenso patrimonio dell'Asac. «Ma quella - ha aggiunto il presidente - diventerà anche sede dei nostri uffici e soprattutto uno spazio per veneziani e stranieri, per coloro che vorranno bere un caffè, leggere un libro, consultare tutto il nostro materiale. Insomma, la Biennale deve adeguarsi a tutte le città del mondo, dove gli spazi per la cultura sono spazi vivi, inseriti nella città». Quanto all'ingresso dei privati, Croff ha ribadito che la costituzione in fondazione consente di potenziare questa opportunità, «ma - ha precisato - la maggioranza del capitale resterà pubblica. Il coinvolgimento dei privati consente di agevolare il reperimento di risorse, ma un passo fondamentale sarà la costruzione del nuovo palazzo del cinema al Lido. L'attuale edificio lo progettò mio nonno, l'architetto Miozzi, agli inizi degli anni Trenta...». Il presidente della Biennale ha comunque intenzione di potenziare gli Amici della Biennale, quel "circolo" di sostenitori privati lanciato dal suo predecessore Franco Bernabè. Ma per farlo dovrà attendere che il Parlamento voti la legge, allo studio del ministero dei beni culturali, per la deducibilità dei contributi anche da parte dei privati cittadini, non solo da parte delle aziende. Se passa la legge, insomma, un cittadino qualsiasi può decidere di diventare socio della Biennale e di dedurre il contributo dalle tasse. E in questo senso Croff ha parlato di azionariato popolare. Infine, la questione dell'autonomia. «La Biennale resterà autonoma - ha ribadito Croff - perché autonomia è libertà da condizionamenti, da qualsiasi parte arrivino, ma soprattutto è capacità di elaborazione propria nei vari campi di attività. Autonomia vuoi dire anche assumere un atteggiamento propositivo e non contrario a qualcosa o a qualcuno». Indicativo, infine, il nuovo corso sulle nomine dei direttori di sezione. Dopo Marco Muller alla mostra del cinema, entro luglio toccherà alle arti visive. Poi, nel 2005, a danza e teatro. La durata quadriennale degli incarichi (il quadriennio scatta per tutti dall'inizio della presidenza di Croff) dovrebbe dare sufficienti garanzie. «Sui direttori ha concluso l'ex amministratore di Bnl - c'è una strategia volta a garantire una più significativa progettualità che implica una permanenza in carica più lunga. Solo in un periodo ragionevolmente lungo si può pensare a rassegne non fini a se stesse, ma inquadrate in una visione di ampio respiro». La somma di tutto questo lavoro sarà tirata nel 2007, quando si concluderà con un grande simposio il percorso di "riassunto" di tutto ciò che è stato prodotto dall'arte contemporanea finora, quella "Biennale delle Biennali" voluta da Croff e considerata non un punto di arrivo, ma un punto di ripartenza.