In questi giorni, in mostra al Museo diocesano di Napoli, è assicurato per 15 milioni di euro. L'antiquario torinese Giancarlo Gallino lo ha venduto, un anno fa, allo Stato per 3 milioni e 200 mila euro. Ma il crocifisso è davvero opera di Michelangelo? La Procura di Roma ha avviato un'inchiesta per scoprire se si tratta di un falso e se,- quindi, c'è stata una truffa. Mentre la magistratura torinese sta indagando sulle origini del reperto. Il procuratore - aggiunto Sandro Ausiello e il pm Gabriella Viglione non si occupano nè della compravendita, nè dell'autenticità. La loro attenzione è concentrata sul periodo antecedente alla trattativa tra Gallino e lo Stato. L'antiquario, intanto, si definisce «da un lato, tranquillo perché i più grandi esperti del Paese hanno attribuito il crocifisso a Michelangelo. Dall'altro, un perseguitato, la vittima di una strumentalizzazione politica, di un accanimento ingiusto». E non è la prima volta. Giusto 10 anni fa, Giancarlo Gallino finì nella bufera per una compravendita con il Comune di Torino. Anche in quel caso, al centro dello scandalo c'era un crocifisso. Era d'argento ed era attribuito al Giambologna (1529 - 1608). Il Comune - all'epoca guidato dal sindaco Valentino Castellani - era disposto a pagare 4 miliardi e 200 milioni delle vecchie lire. Ma anche lì spuntarono critiche a destra e manca e Gallino venne denunciato per truffa. «Alla fine ne sono uscito a testa alta - ricorda - non fui neppure rinviato a giudizio, ma l'accordo con l'amministrazione comunale and a farsi benedire e io ho ancora con me il Giambologna». E ora ci risiamo. «Nonostante fior fior di esperti abbiano attribuito l'opera al Michelangelo, qualcuno avanza sospetti. Uso il termine attribuito e non certo perché per quest'ultima condizione? dovrebbe esistere un disegno, un documento a conferma della veridicità. In sua assenza subentrano gli studi di professionisti come il professore Giancarlo Gentilini, ordinario di Storia dell'Arte Moderna all'Università degli Studi di Perugia, Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. «Questi sono solo alcuni nomi - prosegue Gallino - ma lunghissimo è l'elenco di chi non ha dubbi. Io, dal canto mio, sono tranquillo. Certo qualche domanda per me la pongo». Tipo? «Prima di luglio l'ex ministro Melandri dichiarò all'Aiim che io le avevo offerto il crocifisso nel 2000 e lei rifiutò perché aveva sentito puzza di bruciato. Peccato che io non ho mai nè incontrato la Melandri, né tanto meno proposto l'acquisto. Lo comunicai via Ansa e lei non replicò più nulla». Lo Stato italiano, del resto, non ha ancora saldato il conto, ha solo versato all'antiquario 1 milione di euro al momento della vendita. «Spero si faccia chiarezza» conclude Gallino, che per tutelarsi si è rivolto agli avvocati Fulvio Gianaria e Andrea De Carlo.