Patrimonio L'accordo tra Provincia di Bari e ministero cancella gli esiti del concorso Schittulli oggi a Roma per sbloccare l'allestimento del museo a Santa Scolastica Con il protocollo d'intesa che il presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, si appresta a firmare con il ministero dei Beni culturali, oggi a Roma, in accordo con la Direzione regionale dei Beni culturali, la fisionomia del nuovo Museo Archeologico sembra finalmente delinearsi. Tutti i dettagli del caso saranno forniti domani in occasione della mostra «Scoperta», che si inaugura proprio nel complesso di Santa Scolastica, luogo designato ad ospitare il futuro museo. E se l'esposizione si prende carico di esibire cinquanta opere di artisti non solo pugliesi, di proprietà della Provincia, da Enrico Accatino a Nicola Carrino, da Mimmo Conenna a Pino Pascali, passando anche per una sezione (curata dall'Accademia di Belle Arti di Bari) dedicata ai giovani emergenti locali, la conferenza stampa che in mattina precede il vernissage dovrà chiarire il destino prossimo venturo di un museo ad oggi scomparso. Saranno infatti lo stesso presidente Francesco Schittulli, l'assessore alla Cultura della Provincia, Nuccio Altieri, e il Direttore regionale dei Beni culturali della Puglia, Ruggero Martines, a riprendere le fila di un discorso bloccato da un complesso palleggio di veti, dopo un concorso internazionale regolarmente concluso e la proclamazione di un progetto vincitore. La storia, è bene ricordarlo, comincia nel 2001 quando la Provincia di Bari matura il proposito di un nuovo Museo Archeologico, a seguito della restituzione del suo patrimonio (circa 3000 pezzi con numerosi corredi apuli del IV sec. a.C.) precedentemente esposto nel vecchio Museo Archelogico nel Palazzo Ateneo. La Provincia dispone pertanto il trasferimento dei reperti nel complesso monumentale di Santa Scolastica, sede di sua pertinenza, senza mai esporli. Nel 2005 viene presentato un progetto di fattibilità per l'intera area di Santa Scolastica e di San Pietro, realizzato dalla soprintendenza per i Beni architettonici di Bari e Foggia, firmato dagli architetti Marcello Benedettelli e Giovanni Vincenti, che suscita però numerose polemiche. I clamori si spengono nel 2006 dopo che il presidente Divella si fa promotore di un concorso internazionale di progettazione che converta definitivamente Santa Scolastica nel nuovo Museo Archeologico provinciale. Iniziativa che ha avuto il merito di inaugurare una nuova stagione, quella dei concorsi di idee appunto, così poco praticata dalle nostre amministrazioni. A fronte di 52 progetti nazionali e internazionali pervenuti, la giuria individua i dieci finalisti e tra essi designa Cesare Mari e il gruppo Panstudio quali progettisti vincitori. A questo punto la Direzione regionale dei Beni culturali esprime parere negativo, nella relazione che scorta il progetto al ministero per l'approvazione definitiva. Troppo poco rispettoso della struttura, si dice, soprattutto in merito al famoso cannocchiale rosso, un bypass funzionale svettante su Santa Scolastica, che avrebbe dovuto mettere in comunicazione prospettica due assi panoramici, San Nicola a meridione e il porto a Nord. Il ministero si esprime in accordo con la Direzione Regionale e invita Mari e il suo gruppo a rivedere il progetto. Il cannocchiale viene rimosso ma l'esito è nuovamente negativo, questa volta perché al ministero appare poco convincente l'allestimento museale firmato dall'autorevole archeologo Paolo Matthiae. Oggi si riparte dunque proprio da questo nuovo veto, andando in una direzione che evidentemente si lascia alle spalle il concorso e il suo vincitore. La strada sarebbe quella di un restauro conservativo, il Petruzzelli fa scuola, ancora una volta di un rassicurante «dov'era com'era» che si appella anche a ulteriori due milioni di euro richiesti al ministero e, da indiscrezioni, già accordati dal capo del dicastero Bondi.