Quello che era sembrato un semplice ballon d'essai di Marco Follini, il ritorno al proporzionale come strumento con cui bilanciare i «favoritismi» di Berlusconi verso la Lega, e come richiamo della foresta volto ai democristiani in diaspora, ha preso ieri improvvisamente forma. Ventiquattr'ore prima, era stato La Russa a ricordare che, se An è sempre stata tenace fan del maggioritario, si poteva discutere del Tatarellum. Ovvero del sistema proporzionale, ideato proprio dal vicepremier di An nel primo governo Berlusconi, ma a turno unico, con sbarramento al 3 per cento e forte premio di maggioranza: il metodo con cui si eleggono, contrassegnandone il nome sulla scheda di voto, i presidenti di Regione. Un sistema che, nel silenzio di Pollini contrario a ogni ipotesi di indicazione del premier sulla scheda elettorale, ieri registrava consensi su consensi. A soi-presa, conversando con un deputato siciliano (che in realtà gli si era avvicinato per perorare la causa dell'isola, «guarda che se tagli le tasse, poi devi trovare il modo di far arrivare introiti, sennò i nostri bilanci saltano») era addirittura Giulio Tremonti a dire «II Tatarellum? E' un buon sistema elettorale». Precisando poi che una proposta analoga, volta a garantire governance e stabilità al Paese, era già stata presentata, a suo tempo, da lui e da Urbani, «che ha scritto gli articoli di legge, mentre io invece un'epica introduzione». Ripescata dal ddl 5573, essa proponeva di guadagnare all'Italia una configurazione «alla tedesca» giusto attraverso un cambiamento della legge elettorale. Il tutto «a Costituzione vigente». E se è da molto tempo che costituzionalisti e politici di varia appartenenza notano che per dare stabilità e governance basta rifare la legge elettorale, il fatto è che adesso invece c'è in Parlamento un disegno di modifica della Costituzione. Tanto che gira voce che, dietro il paravento degli emendamenti da presentare entro lunedì (per portare poi il testo in Aula il 26 luglio), la commissione Affari costituzionali e i quattro saggi di Lorenzago ieri abbiano essenzialmente studiato uno schemino col quale si può far convivere il premierato forte disegnato da Berlusconi con il Tatarellum. L'ipotesi, spiega il costituzionalista Augusto Barbera, sta in piedi, «c'è piena compatibilita o con il sistema elettorale vigente, o con il Tatarellum. Mentre non è giuridicamente possibile con la proporzionale pura». Ovvero, con l'unica legge elettorale in grado di ridar fiato al centro. Comunque ieri il Tatarellum piaceva: da Rifondazione («Perché da spazio ai movimenti», dice Bertinotti) a Diliberto, che per la verità lo apprezza dal 1995. Ma soprattutto, e certo avrà pesato anche il via libera di Tremonti, è la Lega a non opporsi. Purché, sottolinea Maroni, «si faccia prima il federalismo», senza il quale «certo sabato in consiglio dei ministri non ci sarà crisi di governo: si deciderà di andare direttamente al voto nel 2005»». Assolutamente contrario invece il Listone. Pollice verso da Castagnetti e Franceschini. Mentre già l'altro ieri sera al Tatarellum è stata dedicata buona parte della segretaria della Quercia. Non che non sia un sistema elettorale valido, tra l'altro ha il vantaggio di rafforzare il bipolarismo, placare gli aneliti proporzionalisti senza che risorga il Golem del Grande Centro, contentare i cespugli ma, con la soglia di sbarramento al 3 per cento, anche sedarne le eccessive pretese, costringendoli a misurarsi con il territorio. Il punto è che Passino non crede affatto che di Tatarellum si tratti. «E' la proposta che fanno oggi, e che magari aiuterà la verifica di governo. Ma siamo sicuri che l'ipotesi resti in piedi almeno ventiquattr'ore, che non venga sostituita col proporzionale puro?». Quindi il segretario dei diesse, quando incontra i giornalisti, dice secco «Siamo indisponibi-li a mettere in discussione il bipolarismo».
Cresce il partito dei sì al sistema elettorale delle Regioni
Il sistema elettorale proporzionale, noto come "Tatarellum", è stato proposto come alternativa al maggioritario. Il sistema, che prevede una soglia di sbarramento al 3% e un premio di maggioranza, è stato apprezzato da alcuni politici, tra cui Giulio Tremonti e Maroni della Lega. Tuttavia, il segretario del Partito Democratico, Massimo D'Alema, non crede che si tratti di una proposta seria. Il sistema elettorale è stato proposto come una possibile soluzione per garantire governance e stabilità al Paese, ma la sua adozione è ancora incerta.
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